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Rassegna stampa

Confidenze estive - 10 luglio 2014

Confidenze estive tra politica e attualità

“La volgarità di certi linguaggi è insopportabile”

Il rimpianto per dei politici autentici capaci di coerenza, visioni e serietà

Il filosofo Fabio Merlini è direttore della sede della Svizzera italiana dell’Istituto universitario federale per la formazione (Iuffp).

(Il Caffè del 10 luglio 2014)

Non si fa certo pregare il filosofo Fabio Merlini, direttore della sede della Svizzera italiana dell'Istituto universitario federale per la formazione professionale, a confidare le sue impressioni su politica e attualità. A cominciare da ciò che nella politica ticinese lo scandalizza o in qualche modo l’ha infastidito. “Diciamo che più che scandalizzarmi, quello che davvero mi ha indignato, e continua a indignarmi, è l’irresponsabile volgarità di un certo linguaggio che non chiamerei neppure ‘politico’ - premette senza esitazioni -. Intendo il linguaggio con cui si esprime domenica dopo domenica l’organo del partito di maggioranza relativa (Il Mattino, settimanale della Lega ndr.). Gli attacchi violenti, infamanti e per lo più mendaci con i quali viene colpito chi non è gradito, senza mai entrare sul terreno dell’argomentazione. Quel che più è sconcertante, però, è l’accondiscendenza con cui il mondo politico ha accolto il fenomeno sin dalla sua nascita”.

Ma c’è un politico svizzero che, negli ultimi anni, in qualche modo le è piaciuto?

“Se posso andare oltre ‘gli ultimi anni’ vorrei ricordare tre figure in particolare: Hans Peter Tschudi, con la sua battaglia per l’introduzione dell’Avs; Kurt Furgler per il suo stile politico al contempo coerente, rigoroso e determinato, e Jean Pascal Delamuraz, per la sua immensa cultura e simpatia, un ottimo esempio di come sia possibile essere intelligentemente comunicativi, vicino ai cittadini, senza cedere ai trucchetti demagogici”.

Politici esemplari?

“Tre esempi di che cosa significhi una politica capace di sognare e combattere per una società più equa, di impegnarsi con serietà per il proprio Paese, tirando dritto senza troppi opportunismi, senza preoccuparsi di compiacere tutti. Infine una politica capace di alimentare la visione del presente e del futuro con una conoscenza solida e, soprattutto, di saperla trasmettere con uno stile che, se confrontato con le pagliacciate moleste di cui siamo testimoni oggi, non possiamo non chiederci che cosa abbiamo fatto per meritarci tanta ignoranza”.

Come giudica le posizioni della Confederazione e degli svizzeri verso l’Europa e, più in generale, verso gli stranieri?

“Se per Svizzera intendiamo le istituzioni che ci rappresentano, direi che si tratta di una posizione improntata al pragmatismo e alla responsabilità. È facile fare gli spacconi quando si vive in una reggia, ma se devi cercare di mediare tra interessi per nulla convergenti è importante negoziare soluzioni ragionevoli, coscienti che per ottenere qualcosa occorre essere disposti a dare qualcosa”.

Salvaguardando, però, la sovranità nazionale...

“Riferirsi in modo ottuso al concetto di sovranità nazionale è semplicemente una fesseria. In questo senso, l’atteggiamento delle nostre istituzioni mi sembra ragguardevole nel suo tentativo di non isolare il Paese, nonostante i venti contrari. Non siamo indipendenti dall’Europa, non siamo autosufficienti, anzi la nostra ricchezza dipende in gran parte dal credito di cui godiamo presso gli altri Paesi. O lo capiamo o ne pagheremo le conseguenze. Credere di potercela fare da soli chiudendosi all’Europa e agli stranieri è un atto di arroganza e di smemoratezza che ci costerà caro. Intendiamoci, l’Unione europea per come si è configurata ha deluso tutti e lo scetticismo è giustificato”.

Lei ha scritto e pubblicato in francese, Schizotopies”, un saggio sullo spazio della mobilità totale e sull’esposizione totale. Ammesso che usi i social network, può dire come li usa e cosa ne pensa?

“Non ne faccio uso, per varie ragioni fra cui anche il fatto di stare già tutto il giorno dinanzi a uno schermo. Osservo con interesse come attraverso i social si trasformi il nostro rapporto e la percezione con lo spazio, come si ridefiniscano le forme di comunicazione e come una feroce solitudine cerchi di socializzarsi tramite la rete”.

Si ricorda per quale motivo ha pianto l’ultima volta ?

“Per la scomparsa di Flavio Cassinari, un filosofo strepitoso, geniale, al quale mi legava una amicizia profonda: se ne è andato in un modo terribile, forse il più terribile, scivolando da una scarpata sotto gli occhi atterriti del figlioletto, durante una passeggiata in montagna”. e.r.b.