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Rassegna stampa

La Lega e il gioco dei "non é" - 24 luglio 2014

La Lega e il gioco dei «non è»

di Gianni Righinetti (Corriere del 24 luglio 2014)

L’estate è stagione di passeggiate, spensieratezza e, a volte, arrampicate. Sembrano saperlo bene i due consiglieri di Stato della Lega che nelle ultime settimane si sono cimentati nell’ultima difficoltosa, e insidiosa, pratica.

Il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, particolarmente attivo nei primi mesi del suo mandato in Governo, ha tolto dai cassetti una patata bollente e un po’ puzzolente che Marco Borradori aveva preferito lasciare dove stava: la tassa sul sacco dei rifiuti. Si tratta, per chi avesse la memoria un po’ corta, di quella cosa che Giuliano Bignasca, fino alla noia, sulle colonne del «Mattino della domenica» era uso definire come «il fetido balzello», minacciando in maniera più o meno colorita tutti coloro che avessero osato anche solo accennare a quella proposta che gli causava l’orticaria. Ora il progetto per l’introduzione della tassa c’è e il suo padre è, appunto, Zali. Sempre Bignasca, in quella che divenne una querelle giudiziaria, si prese una condanna a una multa di 6.000 franchi «per pubblica istigazione ad un crimine o alla violenza» quando decise di mettere a tutta pagina sul suo giornale una taglia sui radar fissi. E ora, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi un nuovo megaradar lo ha fatto piazzare lungo l’autostrada, pronto a beccare chi viaggia in direzione nord, in territorio di Monte Carasso su un tratto a tre corsie.

Riassumendo: quella sui rifiuti è a tutti gli effetti una tassa, mentre quello lungo l’autostrada è un nuovo radar, nonostante i due ministri abbiano tentato di sostenere il contrario. Zali ha messo le mani avanti affermando che «non si tratta di un nuovo balzello, ma un modo diverso di coprire i costi dello smaltimento dei rifiuti». E Gobbi ha dichiarato che «non è un radar, o meglio, non è solo un radar. Non lo abbiamo installato per fare cassetta, ma per aumentare il nostro grado di controllo su quanto avviene lungo l’autostrada». Va bene che la politica è l’arte del possibile e dell’impossibile, che da anni siamo abituati a sentire (da parte dell’intero arco istituzionale ticinese) tutto e il contrario di tutto. Ma qui si è esagerato.

Il non voler chiamare le cose col loro nome non fa molto onore ai due consiglieri di Stato e suona un po’ come una presa in giro del cittadino. Tanto più che Gobbi e Zali sono esponenti della Lega, cioè del movimento che su questi due temi ha costruito parte del suo successo. L’imbarazzo del foglio domenicale di via Monte Boglia è palese. Il «Mattino» nella veste di Grisù (il noto draghetto dei cartoon degli anni Settanta che sognava di fare il pompiere) è davvero inedito: «Se dal parlamenticchio cantonale uscirà una tassa sul sacco finanziariamente neutra per i cittadini, così come proposta da Zali, la Lega potrebbe anche digerirla (notare il condizionale)» c’era scritto a inizio luglio. Mentre la scorsa settimana sulla nuova sentinella lungo l’A2 si leggeva: «Se verrà usato per fare cassetta a danno degli automobilisti ticinesi che vanno a lavorare, saremo i primi a chiederne la rimozione». Insomma: i ministri fanno uso del «non», mentre il foglio leghista risponde con i «se». Sembra un po’ un teatrino con ogni attore che fa la sua parte cercando di interpretare al meglio un copione fondamentalmente indigesto a tutti.

A Lugano Marco Borradori e Michele Foletti, da quando vestono i panni dei municipali, hanno rinunciato al leghismo puro e duro (già non propriamente radicato nel loro DNA politico), smarcandosi dal volere di chi oggi tira le fila del partito, avallando la linea del rigore finanziario e mettendosi in prima linea per un sì all’aumento massiccio del moltiplicatore d’imposta in quella che un tempo era la Lugano da bere.

Ora, forse, anche i leghisti attivi in Consiglio di Stato iniziano a sentire pesare sulle loro spalle la responsabilità di chi deve governare e, giocoforza, finisce anche per scontentare.

Di qui gli interrogativi: questo modo di fare politica è ancora in linea con le aspettative della base leghista pura e dura? I politici della Lega negli Esecutivi sono ancora autenticamente leghisti? Ma, soprattutto, come reagirà l’elettorato nell’aprile del 2015?

Il mago Otelma, il solo che poteva rispondere con largo anticipo, non c’è più. Prima di giocare la partita sul terreno elettorale, quello che ama da sempre definirsi il movimento della gente dovrà affrontare un problema interno, visto che oggi non c’è un leader riconosciuto come tale e neppure un’organizzazione interna strutturata, se non la cosiddetta «conferenza dei colonnelli».

Il momento è difficile anche per la Lega, ma se il partito vuole ancora giocare la carta emotiva dell’appello ai cittadini per sollecitare un aiuto, come fece il Nano nel 2007, rischia molto a slalomare con i «non è».