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Rassegna stampa

Manipolare le tragedie - 18 luglio 2014

di Tiziana Mona, Ambrì (La Regione del 18 luglio 2014)

La spirale di violenza e contro-violenza in Israele e Palestina sembra di nuovo inarrestabile e quasi ovunque si può leggere che a innescarla sarebbero stati il rapimento e poi l’uccisione di tre giovani ebrei nei territori occupati di cui il governo israeliano aveva immediatamente accusato Hamas. Settimana scorsa Adrian Weiss in una “opinione” apparsa sul ‘Corriere del Ticino’ in occasione dei funerali dei tre giovani scriveva: “Per i diciotto giorni e mezzo trascorsi tra il rapimento di Naftali Frenkel, Gilad Shaar ed Eyal Yifrach e la scoperta dei loro corpi a Nord di Hebron quasi ogni genitore israeliano ha messo da parte la politica e si è posto nelle condizioni di quelle tre madri e di quei tre padri, quasi ogni bambino o adolescente lo si è immaginato in quell’auto in corsa per tutta la notte...”.

Adesso grazie ad alcuni giornalisti indipendenti israeliani quali Eric Salerno (‘Moby Dick’ Rsi sabato 12.7) o Akiva Eldar (‘Nzz am Sonntag’ 13.7) sappiamo che i servizi segreti, l’esercito e il governo israeliano sapevano già il primo giorno che i tre giovani erano morti durante il tentativo di rapimento. Per diciotto giorni non l’hanno detto, mentre il primo ministro Netanyahu tuonava accuse contro Hamas, veniva lanciata una campagna “Bring back our boys”, fatto credere ai genitori, all’opinione pubblica israeliana e internazionale che si stavano cercando i ragazzi. Nei territori occupati partì la rappresaglia a tappeto, con arresti indiscriminati di centinaia di giovani palestinesi, almeno 5 giovani uccisi dai soldati israeliani. Diciotto giorni per non più parlare di una soluzione possibile del conflitto ma per precipitarvisi di nuovo come vogliono gli estremisti e i fanatici dei due campi. Per usare le parole di Akiva Eldar, i 18 giorni di silenzio del governo israeliano sono stati la cinica manipolazione di una tragedia.