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Rassegna stampa

Viva la coerenza - 18 luglio 2014

di Matteo Caratti (La Regione, 18 luglio 2014)

Il Municipio di Lugano ha deciso di aprire un’inchiesta amministrativa nei confronti di un dipendente comunale che ha postato su Facebook dichiarazioni offensive nei confronti di alcuni politici leghisti. Un caso simile è avvenuto a Chiasso, sempre quest’anno e sempre ad opera di un altro dipendente comunale, che è intervenuto in modo duro su temi di carattere politico e che si è visto pure lui aprire un’inchiesta amministrativa.

Entrambi i casi sono di una certa gravità. A Lugano, il dipendente comunale è anche municipale in un altro Comune del distretto ed è pure membro della direttiva cantonale del suo partito. Via social network ha scagliato la sua invettiva contro il suo superiore diretto che siede in Municipio. A Chiasso, il funzionario è recidivo e al bis ha anche celato le proprie generalità dietro uno pseudonimo. Se non fosse stata ritirata la querela delle parti lese, si sarebbe trovato dritto dritto di fronte al procuratore pubblico. Insomma, non si tratta di esternazioni fatte da sprovveduti o da pivellini a cui è scivolato via il pedale del gas, ma da persone che sanno bene come ci si deve comportare, anche in relazione alla funzione pubblica da loro rivestita.

Come mai tali sbandate? Perché l’esempio (si fa per dire…) vien dall’alto. Già, perché cosa pensare leggendo certa stampa di partito domenicale, che purtroppo da decenni ha fatto della denigrazione e dell’attacco personale sotto la cintola il perno del suo successo politico? Che la ‘filosofia’ mattiniera è ormai ambientale, contagiosa, lì pronta per tanti copia-incolla. Così, se qualcuno non si trova sulla medesima lunghezza d’onda, perché perdere tempo a convincerlo a cambiare idea? La prima cosa che viene in mente è prendere la scorciatoia: ridicolizzare, mettere alla berlina o, come si dice, senza girarci troppo attorno, sputtanare. Facebook e altre grancasse sono a portata di mouse.

Se con estrema disinvoltura lo possono fare loro – politici in vista della scuderia leghista, compreso il direttore del foglio-bulldozer –, perché non possono farlo dal basso anche certi funzionari? Se poi le moderne tecnologie permettono, con facilità, di esternare qualsiasi pensiero o pensieraccio, anche beneficiando della copertura di uno pseudonimo, la tentazione è troppo forte. Palta, palta per tutti.

Ben venga quindi il cosiddetto codice deontologico che il Municipio di Lugano vorrebbe introdurre per i propri dipendenti. Una sorta di direttiva sul buon comportamento da tenere da parte di chi è pagato coi soldi pubblici. Ma, noi ci teniamo ad osservare che quel codice di buon comportamento fa ridere, perché verrà deciso da un Municipio a maggioranza leghista. Certo, proprio da quel Municipio in cui siede un rappresentante politico (tale Lorenzo Quadri, per chi non lo avesse ancora capito) responsabile di un settimanale di partito rozzo, specializzato negli attacchi personali. Evviva la coerenza. E capita l’antifona? Adesso che sono al potere a Lugano, salta loro la mosca al naso se qualcuno li ha scelti quali maestri e ora li imita alla perfezione.