...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Chi di spada ferisce... - 5 luglio 2014

di Matteo Caratti (La Regione 5 luglio 2014)

Eccoci finalmente servita la tassa sul sacco. Ma, mentre ce la serve ormai stracotta, visti gli anni passati, il ministro leghista Claudio Zali precisa che no, non la si deve chiamare tassa.

‘Ohibò? E allora come la si deve chiamare?’ chiedono i giornalisti. ‘Capisco che sia difficile trovare dei sinonimi, ma non è una tassa’, risponde lui rasentando il ridicolo nel suo aplomb. Vabbè e allora come diavolo andrebbe definita, per far piacere al neoministro? Sapete perché l’onorevole non vuole chiamarla tassa?

Il perché è che tanti leghisti puri e duri, che Zali deve tenersi buoni anche in vista del voto di aprile, hanno sdoganato un modo di dire che adesso si ritorce contro il loro movimento. Quando pensano di offendere una persona, dicono che è un esponente del ‘partito delle ta$$e’. Come se pagare le tasse, che permettono allo Stato di funzionare con i suoi servizi per tutti, dalla scuola pubblica alla sanità, dalla sicurezza alla socialità, dalla copertura dei buchi sulle strade agli spazzaneve e via dicendo, fosse un’onta.

Già, perché costoro (i leghisti) hanno costruito il consenso, che li ha portati al governo, promettendo e promettendo, senza porsi il problemuccio se poi, una volta entrati e conquistate le poltrone, sarebbero stati capaci di mantenere tutte quelle promesse. Cosicché oggi, avendo la maggioranza relativa a Bellinzona e sulle rive del Ceresio, stanno constatando che cosa? Che non sono in grado di realizzare le promesse fatte per raccogliere voti. Di più, stanno facendo esattamente il contrario. Si stanno trasformando nel nuovo ‘partito delle ta$$e’. Sì, perché a Lugano la proposta dell’aumento del moltiplicatore è stata calata da un Municipio leghista con alla testa Marco Borradori. Un Municipio nel quale da lungo tempo avevano comunque una responsabilità di governo coi due municipali di peso. Quei Giuliano Bignasca e Lorenzo Quadri che mai hanno estratto il cartellino rosso. Nemmeno quando si potevano accorgere del profondo rosso di cui si stavano tingendo le casse del Comune, con il gettito della gallina dalle uova d’oro bancaria in drastico calo e servizi fuori dal comune offerti a buon mercato. E adesso, per l’appunto, vediamo che persino il ministro al timone del Dipartimento del territorio compie un altro passo, infrangendo il tabù leghista del sacco a pagamento. Non c’è chi non veda che la Lega, nel giro di pochi mesi, ancora una volta, è costretta a smentire sé stessa, con Zali che tenta un dribbling di vocabolario per nascondere la capriola.

Questi due capitoli, spine nel fianco leghista (aumento del moltiplicatore a Lugano e tassa sul sacco per tutti da Bellinzona), si aggiungono ad un altro dossier che scotta: quello delle promesse di portare i frontalieri a quota 35mila, mentre con due leghisti in governo hanno pacificamente superato la soglia 60mila. Peggio di così… Insomma, il movimento post Nano si sta accorgendo di quanto sia pesante doversi assumere responsabilità di governo, scontentando il proprio elettorato nutrito a suon di sparate.

Ecco allora che la Lega, mancando di una vera leadership, si slega, dividendosi fra ‘tassisti,’ che si devono assumere responsabilità anche impopolari, e i ‘nopasaran Lorenzoquadristi’, pronti a salire sulle barricate e a lanciare referendum. O pronti anche solo a far casino, persino contro i propri esponenti più ragionevoli inviati in sala comandi.

Stupiti? No, prima o poi succede quando ci si affida al populismo e al qualunquismo. Chi di $pada feri$ce, di ta$$a peri$ce.