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Rassegna stampa

Nella gogna del populismo - 29 giugno 2014

LILLO ALAIMO (Il Caffè del 29 giugno 2014)

Dalla politica nostrana in questi ultimi anni è giunta una rovinosa ondata di mediocrità. Poche idee, scarsa efficacia, inadeguata capacità d’azione. L’onda alta di limitatezza politica è stata alimentata, prima da un cieco opportunismo nella convinzione di poter vivere per decenni di vecchie rendite di posizione, poi, cioè ora, da un populismo fatto di allarmi gonfiati ad arte e di soluzioni facili facili per problemi complessi.

Il richiamo alla “gente” è diventato un coperchio per tutte le pentole. Basta raccogliere qualche migliaio di firme per bloccare o quantomeno rallentare ogni decisione, ogni processo, ogni progetto. Per minacciare fuoco e fiamme legittimati dal sostegno di qualche banchetto per strada. Contro i bilanci dello Stato sino agli accordi internazionali.

È la democrazia!? Punto esclamativo e... punto interrogativo. Perché? Perché in questo modo la politica relega il proprio ruolo in un cerchio chiuso, venendo meno a quelle funzioni decisionali che gli elettori ogni quattro anni assegnano ai loro rappresentanti. Così facendo però sistole e diastole del sistema - nota la politologia prendendo in prestito la nostra struttura cardiaca - si alternano a caso. Come pistoni impazziti. Si rischia l’infarto. Si rischia l’ictus.

Il dibattito politico in Ticino è bloccato da mesi, da anni. Dettato dal populismo della destra che ha fatto proseliti al centro e a sinistra. Il tema del lavoro è stato deformato. Non è la gogna pubblica, per chi non rispetta le regole salariali, la soluzione alle deformazioni del mercato del lavoro. Ciò che ha fatto questa settimana il sindacato Unia mettendo in rete i nomi di quelle imprese che offrono salari da fame o non conformi alle regole, è condivisibile negli intenti ma deprecabile nei modi. E non lo diciamo a difesa o parziale giustificazione di chi sfrutta i lavoratori, ma a tutela di quelle istituzioni e quei meccanismi di controllo democratici che esistono e che non devono essere disattivati da sistemi di denuncia primitivi e... populisti.

La rabbia e l’indignazione sono sentimenti comprensibili, ma alla lunga inefficaci. Perché difficilmente riescono a tradursi in azione politica e soluzioni strutturali. Quindi durature.

La qualità del dibattito è evidentemente scaduta. In settimana, nella nostra micro arena politica, si è arrivati a darsi dei pagliacci. E non è la prima volta. Sono rimaste scie di rancore. Ma soprattutto ha preso piede la convinzione che il populismo s’affronta e si batte con le sue stesse armi. E così le parti in campo talvolta (sempre più spesso) sembran tutte uguali, da destra a sinistra.

Questa non è politica. Non porta da nessuna parte. Non alimenta nessuna prospettiva di vero, efficace, robusto governo del Paese. Un Paese da ripensare nelle sue prospettive di medio e lungo termine. È per questa ragione che ad alcune idee di futuro, il Caffè da oggi dedicherà ampio spazio.