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Rassegna stampa

I figli di papà - 25 giugno 2014

di Arnaldo Alberti (La Regione del 25 giugno 2014)

La politica del Plr e la Tv

L’articolo di Diego Scacchi, apparso su questo quotidiano lo scorso 11 giugno col titolo “Rivalutiamo l’ideologia”, oltre che proporre argomenti essenziali per un’analisi della situazione attuale del Plr e della gestione politica dello Stato, esige un approfondimento. Occorre oggi uno sforzo mentale e di memoria per capire come mai il presidente del partito che detiene la maggioranza in parlamento compia un’operazione suicida come quella di ridurre una sua consigliera di Stato al limite dello sconforto e indurla a mollare il mandato di governo. Non è neanche semplice né scontato afferrare il senso strategico e le ragioni dei giovani liberali svizzeri, uniti a quelli dell’Udc, decisi a lanciare un’iniziativa per abolire il canone televisivo. Entrambe le cose si equivalgono per la gravità delle conseguenze distruttive: l’una del futuro del Plr e l’altra della garanzia dell’informazione indipendente che sta alla base dello Stato democratico. Se finanziata esclusivamente dalle lobby private la nostra Tv, già oggi vicaria delle maggioranze politiche di turno e soggetta all’ideologia mercantesca, perderà quel poco di libertà che ancora, per salvare le apparenze, esibisce. È inconcepibile che un telegiornale che si rispetti, quale prima notizia, non senza enfasi, annunci il risultato di una partita di calcio. Suggerisce agli ascoltatori che le morti in Siria, in Palestina, in Irak, nell’Africa centrale e i 50 milioni di profughi che fuggono dagli eccidi contano molto meno delle reti segnate, o subite, dalla Svizzera. Ronny Bianchi, nell’editoriale della ‘Regione’ del 20 gennaio 2014, con singolare lucidità, ha scritto di cosa si parla quando si scrive di calcio: in sintesi solo di soldi e di avidità di giocatori e dirigenti milionari che incantano folle di poveri ignari e tifosi ingenui.

Neoliberismo e comunismo stalinista, figli degeneri del marxismo

I valori fondanti del Plr dovrebbero essere quelli illuministi della libertà, dell’eguaglianza e della fratellanza, intesa come solidarietà e giustizia sociale. Questi principi non hanno nulla in comune con l’ideologia neoliberista. Nella prima metà del secolo scorso l’uso, o l’abuso, di parti della triade virtuosa citata sopra, ha permesso e promosso il diffondersi del comunismo stalinista e più tardi, all’opposto, del liberismo teorizzato dall’economista americano Friedmann e dall’austriaco Hayek, che sviluppò le sue idee del libero mercato all’Università di Chicago. Il liberismo, supportato dalla globalizzazione, ha lo scopo di consolidare il potere imperiale degli Stati Uniti, fondato sul dollaro e su un capitalismo sfrenato e anarchico. Della triade sopra menzionata, l’ideologia comunista, che ha in sé alti valori etici, ha sacrificato la libertà per imporre e raggiungere obiettivi di uguaglianza e giustizia sociale. Per contro l’ideologia neoliberista, oggi imperante, ritiene prevalente la libertà non dell’uomo o della donna quali individui costretti dai dogmi neoliberisti a sottomettersi alle leggi del mercato e, ai fini di promuovere il capitalismo, al conseguente dominio dell’economia sulla politica. Il risultato dell’applicazione di questa dottrina, totalitaria, dogmatica e liberticida, è desolante: i ricchi si fanno sempre più ricchi e negli Stati avanzati come il nostro si sta sopprimendo il ceto medio, il solo garante dello Stato democratico, che si fa sempre più povero. Le ideologie non sono quindi cadute come i liberisti e l’opinione dominante oggi vogliono far credere. È rimasta in piedi la concezione del mondo peggiore, basata sulla ricerca del massimo profitto e della promozione individuale, cinica e priva di valori.

Le nuove aristocrazie del denaro

Le nuove aristocrazie del denaro, arroganti, poco colte e avide, sono il distillato di “alta qualità” del liberismo. Hanno sostituito quelle del vecchio regime, esemplarmente descritte da Proust nella sua ‘Recherche’. La preminenza dell’economia sulla politica, sorprendentemente perché si ha vergogna a ricordarlo, è stata teorizzata da Marx nel suo capolavoro. I liberisti l’hanno ripresa tale e quale, rovesciando gli obiettivi e i valori. Invece del pensiero di Marx e di Lenin, che propugnavano una distribuzione egualitaria della ricchezza, i neoliberisti privano lo Stato, o almeno ciò che di esso resta dopo la loro azione devastante a suon di slogan del “meno Stato”, della sua funzione ridistributrice della ricchezza per mezzo della fiscalità e si collocano sulla destra estrema della triade. I comunisti stalinisti e i neoliberisti si equivalgono per il disprezzo che manifestano nei confronti dei valori democratici resi possibili e concreti solo se la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza si coniugano fra loro armonicamente. Nel Ticino e nella Confederazione la cultura politica e la conoscenza della storia, decisive per la prassi di governo, sono desolanti. Si è dimenticato che il Duce del fascismo, negli anni Venti del secolo scorso, ha ridotto il parlamento italiano a un bivacco; Blocher oggi lo imita quando se ne va dalla Camera alta pronunciando frasi di disprezzo verso questa istituzione basilare per la democrazia rappresentativa. Da tempo, assieme a Tito Tettamanti, il guru dell’Udc scopiazza Berlusconi acquistando due testate serie e oneste, come furono la ‘Basler Zeitung’ e la ‘Weltwoche’. Con l’aiuto di Leutenegger, ne ha violato la rettitudine e le ha ridotte a strumenti di dozzinale propaganda del neoliberismo all’italiana. Con i soldi si compra tutto, anche la verginità di giornalisti che si mettono sul mercato. Paradossalmente, nel momento in cui ci si accanisce contro l’Italia, tutto ciò che riguarda la politica deve essere d’ispirazione italiana. Noi lo vediamo con la Lega, perché, se non ci fosse stato Bossi, i nostri “giganti della politica” sarebbero rimasti dei nani. Intanto i figli di papà scalano i gradini delle carriere politiche con sorprendente facilità. Fra cultura, memoria politica e patrimonio famigliare, quale unica referenza utile per emergere, quando è il mercato che domina la politica, ad essere determinante è il patrimonio. Ciò giustifica e rende comprensibile il cinismo con cui anche i quadri del Plr, che ne dovrebbero essere i custodi, violano i principi e i valori di libertà, d’uguaglianza e di solidarietà.