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Rassegna stampa

Storia delle religioni - 12 giugno 2014

Storia delle religioni: un compito della scuola pubblica

di Tosca Gendotti (La Regione del 12 giugno 2014)

Nelle brevi pause che caratterizzano la vita di ogni studente mi è capitato di imbattermi in un articolo concernente la questione “dell’ora di religione”. Siccome alcune opinioni esternate dal signor Michele Guerra mi hanno lasciata di stucco, senza nessuna pretesa, mi appresto ad esprimere la mia opinione da cittadina libera e laica.

Michele Guerra campa accuse di “svuotamento della tradizione ticinese e di indottrinamento alla fede islamica”. Adduce come motivo il dominio di radicalume/socialista reo di favorire gli immigrati a scapito delle tradizioni di un Cantone cristiano. Il tutto per favorire una sorta di “eurocompatibilità” della cultura ticinese. Le evidenti incoerenze e la fragilità degli argomenti che il deputato usa mi impongono una riflessione. È corretto identificare le tradizioni ticinesi solo con le radici cristiane? E se così fosse, non spetterebbe alle famiglie, più che alla scuola, educare i propri figli sulle sensibilità di una singola religione. Ritengo invece che certe conoscenze e certi valori che la scuola pubblica deve trasmettere ai ragazzi sulle nostre origini vanno trattate durante le ore di storia e di civica. Ricordare ad esempio agli studenti la storia di estrema povertà del Ticino dei secoli scorsi. Conoscere la storia è la premessa per costruire un futuro migliore. Anche per rispetto del principio di secolarizzazione che impone la laicità delle istituzioni, a partire dalla scuola pubblica. È compito anzitutto delle famiglie, o dei doposcuola, fornire agli allievi che lo desiderano gli insegnamenti della singola religione. In una società che evolve a ritmi vertiginosi e in cui, diciamocelo pure, gli allievi ticinesi doc sono ormai una minoranza, non sarebbe più utile ai fini di una migliore conoscenza di base e come strumento di integrazione avere un’ora di storia delle religioni per consentire la reciproca conoscenza e la comprensione delle diverse fedi religiose? Io non ho mai seguito un corso di religione, ma se mi fosse stata fornita la possibilità avrei preso al volo l’occasione. È innegabile che le religioni abbiano plasmato e influenzato il mondo in cui viviamo. Conoscerle è un fattore culturale, antropologico, che ci permette di avere una maggior consapevolezza della storia e delle nostre tradizioni. Ma non basta rimanere ancorati al passato, bisogna anche guardare al futuro. In una società multietnica che cambia e che evolve in una direzione sempre più globale è ragionevole avere conoscenze soltanto della tradizione cattolica o protestante? Guardare al futuro significa sapere accettare i cambiamenti e, nel limite del possibile, saperli interiorizzare. In quale sede se non nella scuola pubblica, per la sua missione di luogo di confronto e di trasmissione di sapere e di valori, si potrà trovare terreno più fertile per discutere di questi cambiamenti e per saperli poi utilizzare come opportunità di crescita e di integrazione? Con un’ora di storia delle religioni sarà possibile far conoscere e far rispettare agli allievi le diverse sensibilità religiose, ivi comprese le ragioni di chi non crede. Significa mettere a disposizione gli strumenti per esprimere dei giudizi critici e ponderati agli adulti di domani. Più consapevoli e senza pregiudizi. È questo il compito della scuola pubblica: stare al passo con i tempi e dare ai giovani le conoscenze necessarie per una convivenza pacifica e rispettosa del diverso.