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Rassegna stampa

L'ora di storia delle religioni - 12 giugno 2014

L’ora di storia delle religioni vista da un ateo

di Marco Cagnotti (12 giugno 2014)

Dice: “(…) le radici del nostro Cantone”. Dice proprio così. Uguale uguale. Cioè le radici cristiane, sia chiaro. Mica le religioni importate dagli immigrati, come l’islam. E ci mette anche l’ebraismo: un’altra tradizione estranea alle “radici (…) dei nostri vecchi”. Radici documentate pure nella suprema Carta, dice:

“(…) anche la nostra amata costituzione federale parla chiaro: solo chiesa cattolica e chiesa protestante sono chiese di stato (infatti sono le tradizioni locali)”.

Parla chiaro? La Costituzione federale è qui. Domanda: dov’è definito nella Costituzione lo statuto particolare delle Chiese cattolica e protestante? Dove si parla di “Chiese di Stato”? Boh! Ma tant’è: su “il Mattino” qualsiasi panzana vien buona per la propaganda identitaria. Però non importa, perché precisa che “quindi unicamente il loro insegnamento – peraltro facoltativo – è giustificato”. Perché? Ma perché quelle sono le “nostre radici”! Pertanto si eviti (per carità d’Iddio!… non sia mai!) di dare ai poveri pargoli ticinesi la possibilità di essere informati sull’islam e sull’ebraismo. Perciò niente ora di storia delle religioni nelle scuole:

“Un’ora che in un Cantone con tradizioni cristiane vorrebbe fra le altre cose catapultare nella scuola pubblica l’insegnamento delle dottrine e della storia dell’Islam! Uella! (Si noti l’espressione peculiare: ai Leghisti piace scimmiottare gli stilemi del Nano, forse perché è l’unico modo per mostrarne la parvenza senza possederne il carisma; NdR)”

Piuttosto si mantenga la cara, vecchia ora di religione tradizionale, perché chi proprio non la vuole può sempre chiedere l’esonero. E guai a metterla fuori orario, perché se “ne decreterebbe la morte”. (Non è chiaro come mai: se quelle sono “le nostre radici”, per quali motivi gli studenti dovrebbero snobbarle? Ma si tratta di una riflessione piuttosto complicata, in effetti.)

Michele Guerra, deputato leghista in Gran Consiglio, è l’autore di un articolo comparso il 1. giugno sul domenicale biancoverde, organo della Lega dei Ticinesi. Oggetto di questo suo nuovo e pregevole contributo al dibattito sulla scuola è, come abbiamo visto, lo sdegno per il tentativo di imporre (orrore e raccapriccio!) un’ora settimanale di storia delle religioni ai ragazzini delle Scuole Medie. Ora durante la quale si presentano agli studenti l’islam e l’ebraismo. Che, ci spiega Guerra, riguardano meno del 2 per cento della popolazione. E sarebbe assurdo e inconcepibile mettere sullo stesso piano il cristianesimo, ossia la nostra tradizione, con quelle due fedi minoritarie: “Minoranze che dovrebbero adattarsi se qui vogliono stare e che non vengono certo urtate da quella che per noi è la cultura locale”.

Applicando questa logica, cioè restringendo l’attenzione solo alle tradizioni locali perché tutto il resto ci è estraneo, dovremmo di conseguenza limitare l’istruzione scolastica alla storia svizzera, alla geografia svizzera, alle lingue svizzere e magari perfino alle scienze svizzere. Ci importa delle tigri, degli elefanti e degli alligatori? Ce ne sono qui? No. Quindi niente: non si studiano. Ci riguardano il Tibet o la Tasmania o la Nigeria? Nemmeno: postacci lontani e ininfluenti. Fuori dai programmi scolastici. E via andare. Un vero colpo di genio. Perciò suggerisco a Michele Guerra, sempre così sensibile alle esigenze scolastiche grazie alla sua grande cultura, una mozione o perfino un’iniziativa. Se ha funzionato per introdurre il salmo svizzero, andrà alla grande anche per espellere la Guerra di indipendenza americana. Il $ocialista a capo del DECS deve rendersi conto del valore della cultura elvetica, senza pretendere di imbastardirla con tutte quelle nozioni straniere volute dal radicalume socialista. Uella!

Alle scemenze identitarie risponde con un articolo sul proprio blog, pacato ma implacabile, Manuele Bertoli, direttore del DECS. Poteva Michele Guerra beccarsi il cazziatone e tacere? Non sia mai! Inarrestabile nel proprio furore identitario, il Leghista replica stizzito al ministro Bertoli in un nuovo articolo su “il Mattino” pubblicato l’8 giugno:

“In ogni caso l’ora di religione (che è facoltativa) ci si scordi di sostituirla con un’ora statale in cui si tratta l’islam e obbligatoria per tutti, altrimenti parte un bel referendum!! Chiaro o serve un disegnino? [E ridagli con lo scimmiottamento del Defunto; NdR] Non per fanatismo o altro, ma per ragionevolezza, visto che cultura e tradizioni locali sono storicamente cristiane e vanno difese sempre e comunque”.

Capito? Non è “fanatismo”, ma “ragionevolezza”: non c’è limite al ridicolo. In tutto questo sproloquio guerresco (letterale e metaforico) in due puntate, alcune parole sono fondamentali: “noi”, “nostro” e “locale”, per esempio.

Io sono svizzero. Ero italiano perché mio padre è italiano e ho ottenuto la naturalizzazione perché sono nato in Svizzera, dove sono cresciuto e ho studiato fino a 19 anni. Vivo qui, lavoro qui, pago le tasse qui e voto qui. Parlo le tre lingue ufficiali. Un po’ per interesse mio e un po’ per ovvie necessità professionali, sono aggiornato sulla cronaca, la politica, la cultura svizzere. Ahimè, mi tocca leggere perfino “il Mattino della domenica”. Insomma, mi sento ben integrato. Con ogni probabilità, per parte di madre sono più svizzero della maggior parte dei Ticinesi: la presenza della mia famiglia materna (Caflisch) è documentata nel Canton Grigioni fin dall’inizio del XIII secolo, prima della nascita della Confederazione primitiva. Perciò sì, sono piuttosto svizzero, direi. C’è però un piccolo dettaglio: sono ateo. Dunque non mi riconosco affatto nelle tradizioni cristiane. Nemmeno un pochino. Anzi, considero il cristianesimo una delle peggiori iatture della cultura umana. Per quanto mi riguarda, il “non possiamo non dirci cristiani” di Benedetto Croce è una fesseria colossale (come tante altre cose dette da Croce, per inciso). Trovo ridicole tutte quelle credenze superstiziose, irrazionali, antiscientifiche. Dalla Trinità al peccato originale, dalla transustanziazione fino all’Assunzione in cielo della Vergine Maria, c’è solo l’imbarazzo della scelta: sono una più assurda dell’altra. Inoltre ritengo indegno per l’intelligenza umana un approccio alla conoscenza della realtà fondato non sul dubbio sistematico ma sul dogmatismo acritico. Dogmatismo le cui conseguenze sono ben note: due millenni di violenze, persecuzioni, massacri, crociate, inquisizioni, roghi, guerre di religione. Sì, certo, lo so: ci sono pure la prova ontologica di sant’Anselmo, la cattedrale di Chartres, i quadri di Caravaggio e la musica di Bach. Ma non bastano: quelle credenze rimangono assurde, quella filosofia indegna, quelle sofferenze mostruose. Sicché no, io non sono cristiano e sono fiero di non esserlo. Non affondano lì le mie radici. Il mio pensiero si identifica invece nella corrente filosofica nata con Democrito e arrivata nel Novecento fino a Bertrand Russell, passando per Lucrezio, Spinoza, Marx e Freud. Una corrente occidentale e antica perfino più del cristianesimo. E scusate se è poco. In sostanza, Dio non esiste: è una proiezione dei desideri umani e anche uno strumento di oppressione sociale. Si può vivere senza Dio e, in tutta franchezza, si vive meglio. Più liberi nell’intelletto.

Non sono solo. Secondo le statistiche cantonali, nel 2000 (ultimo dato disponibile) chi era svizzero ma non si riconosceva in alcuna religione rappresentava l’8 per cento della popolazione ticinese, cioè 18 mila persone: più di ogni confessione religiosa, esclusa quella cattolica romana. Persone alle quali si aggiunge un altro 4 per cento, ossia 9’000 persone, senza indicazione religiosa. Wow! I miscredenti costituiscono la seconda religione anche fra gli Svizzeri! Questo ci rende forse meno elvetici o meno ticinesi? In particolare, il mio ateismo fa di me un cittadino di serie B? Bisognerebbe chiederlo a Michele Guerra. Il quale però qualche dubbio, sotto sotto, deve nutrirlo, se si indigna per la “frequentazione dell’ora di storia delle religioni che per un terzo tratta l’islam” imposta anche agli atei.

Ora, proprio perché sono ateo, io non mi scandalizzo affatto per l’ora di storia delle religioni. Anzi. Le religioni, in quanto manifestazioni della cultura umana, sono molto interessanti e meritano di essere studiate. Perciò quell’ora ci sta tutta nella scuola ticinese. Magari in una forma differente: se ne può discutere. Assai meglio sarebbe se affrontasse e descrivesse tutte le religioni, per esempio. Non solo le più assurde, come il cristianesimo e l’islam e l’ebraismo, ma pure il buddhismo e lo shintoismo, il giainismo e il bahaismo. E il pastafarianesimo, per amor di completezza (così, giusto per suscitare qualche riflessione sull’assurdità delle altre fedi).

Io mi scandalizzo invece per la pretesa di proibire quest’ora utilissima per la cultura generale di tutti, atei e protestanti, musulmani e buddhisti. Una pretesa del tutto arbitraria, giustificata nel nome delle “nostre radici” e delle “nostre tradizioni”. Ma “nostre” di chi? Mie no di sicuro. Vostre, semmai. Sicché tenetevele. Sebbene siate maggioranza, non avete alcun diritto di imporre o negare qualcosa, in nome delle vostre idee irrazionali, a chi non la pensa come voi ed è svizzero e ticinese quanto voi.

Se c’è scandalo (e c’è, eccome se c’è!), sta nell’arroganza dei molti con la pretesa di rappresentare tutti.

P.S.: Chi desidera apprezzare di persona i pregevoli frutti dell’ingegno di Michele Guerra li trova qui. Il primo articolo è a pagina 14 dell’edizione del 1. giugno 2014 e il secondo a pagina 8 dell’edizione dell’8 giugno. Sarà una lettura istruttiva.