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Rassegna stampa

Expo, oggi le comiche - 11 giugno 2014

di Matteo Caratti (la Regione, 11 giugno 2014)

Ma perché chi sta al governo non la smette con questo teatrino su Expo? Nel fine settimana abbiamo registrato due prese di posizione da parte di due consiglieri di Stato in carica appartenenti a partiti politici diversi, che a ben vedere fanno poco onore alla loro intelligenza. Perché mai? Perché in poche righe dicono che Expo è importante, che vorrebbero tanto salvare capra e cavoli, ma che se non si concretizzano queste o quelle condizioni, allora… loro malgrado, ma molto a malincuore, sono costretti a dirsi contrari.

Iniziamo dal primo. Sul ‘Mattino’ il ministro Zali ha scritto: «Per il nostro cantone l’Esposizione universale potrebbe essere un’opportunità per presentarsi al mondo attraverso una grande vetrina allestita alle porte del confine. D’altro canto siamo consapevoli che l’Expo è nata sotto i peggiori auspici (…). Il governo è concorde sul fatto che occorre, nel limite del possibile, onorare gli impegni presi e nel contempo cercare di approfittare dell’occasione sulla scia dei cosiddetti Gottardisti…». Benissimo e allora cosa ha fatto scemare l’entusiasmo in Zali? Andiamo all’ultimo capoverso del suo comunicato: «Ciò nonostante, all’indomani della consegna delle 12’316 firme raccolte dalla Lega, ritengo imprescindibile attendere in primo luogo il risultato del voto popolare» e sino ad allora non si dovranno spendere soldi, né assumere impegni. Domandina facile facile: ma il ministro Zali non sapeva che la Lega stava raccogliendo con facilità le firme, visto che ne bastavano 7’000 e ne son state raccolte il doppio? Ma certo che lo sapeva!

L’altra fuga per la tangente è firmata dal consigliere Beltraminelli: in rete ci ha informati che Expo è un’opportunità straordinaria e che non andarci sarebbe un segnale molto negativo, «il Ticino non ha futuro se si chiude su sé stesso e non approfitta di una vetrina mondiale alle porte di casa!». E allora tutto bene? No, perché «i diritti popolari devono essere rispettati e bisogna fare ammenda degli errori». Anche degli errori politici «ma» – tenetevi ben bene – «dal territorio non sono arrivati progetti forti e validi e molti sono stati ritirati». Dunque «per salvare in extremis la presenza del Ticino a Expo occorrono segnali concreti da parte di operatori economici e turistici, e una loro partecipazione finanziaria».

La verità è che il governo non è più capace di tirar fuori i soldi visto che, probabilmente, il credito verrà bocciato. Quindi per uscire dalle sabbie mobili (o meglio dalla palta) si chiama in soccorso l’economia privata o il turismo. Insomma vadano avanti altri. Notasi che il turismo dipende al 100 per cento dalla politica visto che vota loro i crediti! Mentre che l’economia privata, se si voleva muovere, già lo avrebbe deciso!

Visto da fuori quello che sta succedendo ha ormai assunto i contorni della comica: Zali fa finta di essersi accorto della riuscita di un referendum, Beltraminelli chiede ad altri di fare il primo passo.

Ma governare è anche capacità di valutare autonomamente, indipendentemente dal vento che spira, se una scelta è valida o meno. Expo è un costo o un investimento? Si tratta di un investimento per portare qui in Ticino, grazie ad alcuni validi progetti, alcune migliaia di turisti mentre ne approdano a Milano milioni e milioni: che il governo faccia quadrato e lo spieghi chiaramente all’opinione pubblica. Senza dimenticarsi di dire che noi per l’occasione siamo i portabandiera di una Svizzera multilingue e multiculturale e quindi proprio della bellezza di essere svizzeri di lingua italiana, cittadini di uno Stato che rispetta le minoranze come pochi al mondo. L’identità non la si difende certo guardandosi allo specchio, ma anche mostrandola a chi ci chiede: ‘Ma voi ticinesi chi siete?’.