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Rassegna stampa

Rivalutiamo l'ideologia - 11 giugno 2014

di Diego Scacchi, avvocato e già sindaco di Locarno
(La Regione dell’ 11 giugno 2014)

Lo scadimento della vita politica è una realtà che si impone a qualsiasi osservatore disincantato. Un fenomeno che concerne, chi più chi meno, un po’ tutti, anche alla luce dell’esito delle elezioni europee, con il successo (puntualmente esaltato dal giornale domenicale della Lega) di partiti non solo antieuropei ma dichiaratamente nazionalisti, o addirittura razzisti, o quantomeno qualunquisticamente protestatari (come il Movimento 5 stelle in Italia). Non può non suscitare molta preoccupazione il fatto che in due Paesi già precursori in materia di libertà e di democrazia al primo posto figurino due partiti sciovinisti di estrema destra: il Front National in Francia, l’Ukip di Farrage in Gran Bretagna; non si tratta solo di un preoccupante spostamento dell’asse politico, ma di un chiaro deterioramento del quadro democratico.

Il nostro Cantone non è immune da questa deriva: lo dimostra la rinuncia di Laura Sadis (alla quale va tutta la nostra solidarietà, oltre al più vivo apprezzamento per la sua attività governativa) a una nuova candidatura per il Consiglio di Stato, motivata in primo luogo dall’ostilità a lei manifestata dal gruppo dirigente, in primis dal presidente del Plr, partito sempre più avviato verso una politica priva di precisi indirizzi, volta ad accontentare un po’ tutti ad eccezione di coloro che gradirebbero un chiaro profilo politico, per cui non ha torto chi vede, in questo orientamento, un leghismo strisciante. Sono state pertanto molto opportune le considerazioni di Fernando Pedrolini (laRegione del 22 maggio) circa la mancanza di ideali che caratterizza la maggior parte della nostra classe politica e la sua sconsolata conclusione: “Ma che al potere vada – e rimanga – chi nemmeno dispone, oltre a un minimo di fantasia, anche di autentici ideali, pare veramente troppo poco”. Per completare il discorso, si può fare accenno anche a un’altra parola, che ha la stessa radice di “ideale”: si tratta della fin troppo bistrattata “ideologia”. Un concetto che è interpretato prevalentemente in chiave negativa, soprattutto dopo la critica che ne fece Marx. Il quale partiva dalla sua concezione della storia e della società, con la distinzione tra struttura e sovrastruttura: quest’ultima produceva le ideologie, da lui identificate in immagini e costruzioni illusorie, e quindi egli le contrapponeva alla realtà dei fatti: produzioni intellettuali in opposizione agli effettivi rapporti di dominio e di classe. Questo discredito dell’ideologia fu del resto fatto proprio anche da parte di autorevoli rappresentanti del pensiero di destra, oltre che dal qualunquismo; essa fu comunque riabilitata da altri, tra i quali un pensatore marxista come Antonio Gramsci.

 

Concezione del mondo e partiti del fare

Possiamo a buon diritto affermare che l’ideologia può essere considerata sinonimo di “concezione del mondo” (in tedesco esiste la notissima espressione “Weltanschauung”, che assume anche valenze filosofiche). E possiamo anche ritenere che essa debba essere patrimonio di ogni partito che si rispetti, come di ogni organizzazione che ritenga necessario un certo numero di valori, integrati in un pensiero coerente. Questo modo di vedere esclude quindi che un partito sia basato solo sul “fare”: una nozione che è diventata tipica di troppi politici e movimenti, per lo più di destra, e che presuppone (quando non lo dice esplicitamente) un’acerba critica al “pensare”, quasi che esso non fosse un’indispensabile premessa dell’agire. Per cui l’ossessivo richiamo al “fare”, che si ode spesso anche dalle nostre parti, viene a significare una preoccupante mancanza di idee.

Ideologia, non dogmatismo

Deve comunque essere chiaro che l’ideologia non deve avere nulla a che fare con il dogmatismo, anche se ovviamente esistono ideologie dogmatiche. Per contro, secondo i canoni democratici, essa deve essere tollerante, offrendo aperture ad apporti diversi, pronta a essere corretta a dipendenza dell’evoluzione sociale, ritenuto che ciò non intacchi la sua impostazione fondamentale. Per riprendere il discorso prima accennato, e quale indice qualificato dello scadimento dell’intero quadro politico, va rilevato come nel Plr la nozione di ideologia sia alquanto scaduta, da ormai parecchio tempo. In particolare, sembra assumere sempre meno valenza il valore della laicità, un tempo fondamento dei principi ai quali si ispirava il partito e del suo programma politico. La perdita di questa prerogativa ha portato, tra l’altro, all’inclusione nella lista per il Consiglio di Stato di un esponente di Comunione e Liberazione, movimento religioso integralista, che non ha nulla a che vedere con il liberalismo. E non sembra, anche dopo gli avvenimenti che seguirono quell’elezione (segnatamente con la nascita di “Area liberale”) che nel Plr si siano verificati sussulti laici: anzi.

Destra e sinistra

Altro segnale di un appiattimento sulla politica giorno per giorno e ispirata all’opportunismo (quando non ad altri meno nobili sentimenti) il fatto, preoccupante per chi vorrebbe scorgere un qualificato profilo ideologico, di alcuni autorevoli esponenti del partito che, con aria molto soddisfatta, parlano di scomparsa della suddivisione interna fra destra e sinistra. È questo un innegabile sintomo che, nel Plr, la destra ha decisamente e massicciamente assunto un ruolo preponderante, con buona pace di quel che resta della sinistra radicale. Questa, che conta peraltro validi e preparati esponenti, è ridotta a un ruolo subordinato ed evanescente, e diviene vittima di quel “patriottismo di partito” (ora assortito dal corollario della proclamata riconquista del secondo seggio in governo), che non si giustifica anche perché strumentalmente usato da chi detiene le redini. In via generale, nella scena politica ticinese, e come fenomeno trasversale a quasi tutti i partiti, le ideologie perdono sempre più significato, per lasciare il posto a un pragmatismo che privilegia il proprio orticello, le ambizioni e gli interessi personali, gli accordi sotterranei e le furbizie politiche, a tutto scapito dell’interesse pubblico. Appare anche un più o meno larvato berlusconismo, basato su un’accettazione rassegnata dell’opportunismo e dell’arroganza, sull’indifferenza nei confronti di fondamentali principi etici, o addirittura verso violazioni di ordine penale. La Lega è sicuramente in primo piano, da questo punto di vista; ma ha fatto parecchi discepoli. In conclusione, la situazione politica ticinese esige una svolta radicale, che solo la chiarezza sui diversi e divergenti orientamenti può fornire. Una chiarezza che potrebbe, se perseguita con determinazione, portare anche a uno sconvolgimento dell’attuale quadro politico, con nuove formazioni ad agire nella competizione: una soluzione che avrebbe il pregio di eliminare molti equivoci, e di conferire al dibattito democratico quella tensione ideale che oggi purtroppo manca.