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Rassegna stampa

Femminicidio politico - 6 giugno 2014

“Femminicidio politico”, la rinuncia di Laura Sadis

Arnaldo Alberti (Ticino libero del 6 giugno 2014)

La rinuncia di Laura Sadis a candidarsi per la prossima legislatura di governo ancora una volta ha dimostrato il ruolo subalterno che il PLRT svolge nei confronti della Lega. C’è tuttavia, secondo Alberti, un altro aspetto inquietante nell’attuale società ticinese e svizzera: la violenza politica nei confronti del genere femminile. Le donne sono tollerate in politica e promosse, non senza ipocrisia, solo per episodi cosmetici di facciata. I partiti storici, ai loro valori fondanti, preferiscono le precarie e improbabili rendite elettorali prodotte da prassi populiste.


La violenza fisica sulle donne

È più che attuale il problema della violenza sulle donne. Sorprende che sia analizzato solo il suo epilogo e non le cause. L’aggressione di genere e le sue conseguenze suscitano spesso clamore e non senza una sorte di voyerismo maligno si seguono i processi penali dei violenti. Perché nel profondo di ogni uomo è sovente presente un sentimento ambiguo di rancore verso il genere femminile che porta a conclusioni perverse e sommarie. La donna, vista e considerata come generatrice e madre, è aggredita e violata come l’altra grande madre: la terra, generalmente considerata una merce dalla quale l’uomo può trarre un profitto. Di conseguenza il maschio pretende e pensa che la donna vittima di brutalità, se non proprio un maltrattamento fisico con lesioni gravi, qualcosa di dissuasivo per la sua insopportabile espressione di potere e il suo atteggiamento provocatorio di superiorità si sarà pur meritato. Opinione questa che, paradossalmente, distingue anche non poche donne attive in politica e nell’imprenditoria. Per uscire da una natura che non amano, caratterizzata da qualità come la gentilezza e la dolcezza che oggi non portano da nessuna parte, troppe donne imitano grottescamente e caricaturalmente gli uomini, per accodarsi al genere che ammirano e amano, anche perché violento e sopraffattore. L’amore, e il suo atto conclusivo, inteso dal maschio come aggressione e dalla femmina come sottomissione, è oscurato solo da un velo superficiale e fragile di matrice religiosa e culturale.

La donna e il mercato

La donna oggi è poco più di un oggetto messo sul mercato. Emerge se accetta le regole della competitività, determinata da una preminente parte d’aggressiva brutalità che l’uomo, inteso come maschio, in particolare nel campo politico dominante del “celodurismo” leghista, rappresenta ed esprime. Lo sport e l’impresa sono i paradigmi che determinano la superiorità del genere maschile, confermata dalle leggi del mercato oggi egemoniche. Non risulta a nessuno che una calciatrice sia acquistata da una squadra femminile per 30 milioni di Euro, né che una ragazza che pratica il nobile sport della boxe si batta per una borsa di milioni di dollari, com’è il caso per i maschi. E nemmeno nell’impresa, rarissime, se non inesistenti, sono le donne che affondano le mani nella cassa dell’istituzione che gestiscono, per sottrarre decine di milioni di franchi, chiamati ineffabilmente bonus. E’ più che frustrante costatare che il mercato, nell’accezione più moderna, sempre più incivile in un mondo che si autoproclama civile, promuove e conferma incontestabilmente la superiorità dell’uomo. Le donne, nell’impresa e nella politica, per raggiungere le sfere dove si esercita il potere, arrancano faticosamente, soffocando le qualità del loro genere e assumendo atteggiamenti che l’inciviltà, l’incultura e l’ideologia che proclama la superiorità del capitale sull’uomo, affidano ai maschi.
La difesa del territorio

Gli uccelli marcano il loro territorio col canto. Nel nostro Cantone, facendo finta che nessuno se ne rende conto, da venti anni il territorio politico, invece che dal canto, o se si vuole dall’urina depositata agli angoli delle case da animali civilissimi come sono i cani, da venti anni è marcato da urla, insulti, dileggio, calunnie e aggressioni verbali. Le donne, salvo rarissime eccezioni, non sono implicate in questo malaffare politico di competenza esclusiva degli uomini. Poi, per compire l’opera e affondare ancor di più nel degrado politico melmoso attuale, s’è segnato come nemico esterno l’italiano, il frontaliere, l’islamico, l’asilante e il balivo bernese. Non c’è niente di originale in tutto questo. Ricorda le allegre feste dei nazisti nelle birrerie bavaresi e le folcloristiche marce su Roma dei fascisti negli anni venti del secolo scorso. Certo è che senza quella strana combinazione di amore e odio che ci unisce al balivo bernese, al quale per nostra fortuna siamo ancora soggetti in attesa d’aggregarci alla Padania di Bossi, senza l’italiano che ha rimpinguato fino a ieri la piazza finanziaria di Lugano (e oggi lo ringraziamo prendendo a calci l’Expo 2015), senza il frontaliere che cambia i pannoloni ai nostri anziani nei ricoveri, senza quello che ingrassa i nostri impresari e costruisce le nostre case, senza la donna islamica velata e composta che evidenzia in modo spudorato e insolente come certe nostre ragazze sono sbracate e disgustose e senza l’asilante che ha rianimato alberghi in agonia e che era in procinto per farlo anche con un bordello a Lumino, noi ticinesi saremmo stati meglio; anzi molto meglio!

La violenza sulla donna in politica

In politica, la violenza sulla donna, da fisica si riduce a un rito simbolico, ricorrente nel nostro paese. Il femminicidio è realizzato con la liquidazione politica della donna che ha raggiunto vertici di potere, sempre per grazia e compiacenza dei maschi. Citiamo solo alcuni esempi clamorosi: quello della consigliera nazionale Alma Bacciarini, costretta con prepotenza dal presidente del PLRT a non più ricandidarsi perché c’era il solito ometto che voleva il suo seggio; quello di Elisabeth Kopp, un’ottima consigliera federale, scacciata da un governo di uomini che neanche arrivavano a percepire, perché evidentemente nessuno di loro ha letto Pascale, ciò che l’amore coniugale significa e suscita; quello di Marina Masoni, che ha letteralmente terrorizzato gli uomini che non volevano fra i piedi una lady di ferro alla ticinese; il caso di Patrizia Pesenti, alla quale, addirittura, in sede di governo, gli furono scippate competenze e poteri dagli uomini, ondivaghi, ideologicamente fragili e succubi della sopra menzionata lady di ferro, allora così intensamente innamorata di Friedmann e dei Chicago boys, così, come un’adolescente si invaghisce di un gruppo rok. Il tentativo recente, andato a vuoto, di far fuori il sindaco di Locarno Carla Speziali è paradigmatico. Carla è l’ultima donna resistente in un esecutivo in cui gli uomini non tolleravano una maggioranza femminile. I maschi dei partiti di riferimento hanno già liquidato una socialista e una popolare democratica. E i maschietti eletti, ottenuta la maggioranza, cosa t’inventano? Addirittura l’appoggio per l’edificazione in città di un superbordello, proprio perché la Casa di tolleranza è ritenuta, a giusta ragione, il tempio in cui si celebrano i riti più odiosi di sopraffazione maschile e la donna deve stare, o con le buone o con le cattive, al posto che gli uomini gli assegnano. Anche per il caso di Laura Sadis, com’è costume in questo Cantone, il non detto prevale sul detto. Dopo il solito, rivoltante martellare del domenicale leghista per delegittimare la ministra delle finanze, su questo portale, un paio di mesi fa, ripetutamente si leggeva: La Lega, al posto di Sadis, vuole Vitta al governo. Il presidente del PLRT s’è subito genuflesso per stabilire le premesse affinché lo scenario imposto dai neofascisti ticinesi per il governo divenisse realtà. Non ha fatto sicuramente un favore a Vitta, oramai marchiato come un consigliere di stato in pectore voluto e imposto dalla Lega a un PLRT che ha perso non solo la maggioranza in governo, ma anche la dignità e l’orgoglio. Una donna seria, impegnata, competente, forte, com’è Laura Sadis non è tollerata dagli uomini deboli e mediocri che oggi ci governano. I populisti, che in Ticino nascondono ipocritamente la loro intrinseca natura di fascisti, oggi dominano il PLRT, metà dei Verdi e frange non indifferenti del PPD. Promuovono e alimentano la violenza e l’aggressività dei maschi che considerano la correttezza, la distinzione, l’intelligenza, la dolcezza e la franchezza femminili come pericolose manifestazioni di debolezza. Il femminicidio politico in Ticino è oggi la norma e non più l’eccezione. Lo tengano presente le donne la prossima primavera quando andranno alle urne.

Arnaldo Alberti