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Rassegna stampa

L'aura cristallina - 20 maggio 2014

di Monica Piffaretti (La Regione del 20 maggio 2014)

‘Laura non c’è, è andata via’ (o meglio: andrà via), una strofa di una canzonetta di musica leggera italiana per tornare sulla pesante decisione della ministra dell’economia di chiudere con l’esperienza di governo, proprio la sera di una doppia vittoria alle urne. Vittoria che farebbe sorridere qualunque ministro. Perché chi vince davanti al popolo, teoricamente, avrebbe buoni motivi per dire a chi avversa il corso: ‘Vedete, la mia linea è capita, e ora lasciatemi lavorare’. A non capirla, ma nemmeno a rispettarla, è invece stata proprio la dirigenza del suo partito. Perché? La chiave di tutto è il secondo storico seggio che manca e – siamo facili profeti – che mancherà per molto ancora ai liberali. Che ad occupare l’unica postazione governativa sia una figura indipendente, lavoratrice, capace di tirar dritto e non qualcuno che più incarna direttamente (eufemismo) le pretese dei vari ‘clientes’ e dei vari direttori d’orchestra, dava ormai troppo fastidio. Impossibile tollerare ancora un quadriennio nell’ombra. Impossibile mordere oltre il freno. Il seggio in palio è uno solo: le eminenze grigie, invece di guadagnarselo, correndo insieme alla ministra uscente e al suo capitale di esperienza, creando dibattito e spiegando al massimo le due ali del partito, lo (ri)vogliono punto e basta, senza tanti sforzi dialettici. Giochi politici di una politica di sedie, di potere e di stile, più che di scontro ideologico fondamentale. Rinnovamento? Largo alle nuove generazioni ‘native populiste’? Ma, scusate, la partente non è mica un dinosauro. Dispiace. Dispiace anche perché, in altri cantoni, siamo certi che figure cristalline, come quella di Laura Sadis, le varie case madri partitiche, di qualunque orientamento non demagogico, se le terrebbero strette. Sono (rari) emblemi di un modo di far politica di grande onestà, provate competenze tecniche e di capacità di fare di testa propria, quando nella stanza dei bottoni le pressioni si fanno sentire. Pensate un po’ che differenza? Ci sono protagonisti del teatrino politico cantonticinese che si arrampicano sui vetri per giustificare, perché hanno avuto contatti ravvicinati persino con esponenti del mondo dei bordelli nostrano, e quelli che fanno? Gongolano e predicano ancora in sella. Chi invece si presenta con semplicità, argomenta, rispetta l’avversario, concepisce e pratica la politica come servizio e non come spartizione della torta, viene accompagnato/ spinto verso la porta. Una porta che quindi la ministra, con coerenza mista a tristezza, ha preferito aprire da sola, denunciando il degrado dentro il quale il leghismo, il paraleghismo e il leghismo per imitazione (con altre etichette partitiche) ha trascinato il cantone. Non stiamo progettando il futuro, lo stiamo subendo.

Eppure di figure come lei ne avremmo tanto bisogno, in ogni schieramento politico. Cartesiane e rigorose, indipendenti e capaci di dialogo. Certo, oggi occorre anche brillare nel mondo della comunicazione, in tutti i suoi rivoli. Ma chiediamoci se il Ticino ha bisogno di star che sorridono nel mondo incantato dei vari Facebook ecc., o piuttosto di persone con i piedi per terra, che provano a fare gli interessi della collettività e non quelli di bottega, interpretandoli ovviamente secondo le loro legittime sensibilità politiche.

Vale per i liberali, di destra, di sinistra, di centro, di sotto e di sopra. Vale per tutti.