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Rassegna stampa

La lezione di un addio - 19 maggio 2014

di Matteo Caratti (La Regione del 19 maggio 2014)

La volontà di Laura Sadis di non più sollecitare un nuovo mandato alle Orsoline dopo due quadrienni è giunta come un fulmine a ciel sereno. Fulmine che ha persino fatto slittare in secondo piano tutti e sette i temi in votazione, compresa la sonora sberla al consigliere federale Ueli Maurer, principale causa dell’affossamento dei Grifoni.

Laura Sadis esce di scena forte, con fresca in tasca la vittoria in due importanti votazioni. Col suo addio risponde così alla nuova presidenza Plr che ha fatto di tutto e di più per mostrare anche in pubblico i dissidi interni. Un addio prova del nove (dolorosa) che la consigliera liberale-radicale non è mai stata una ministra incollata alla poltrona, ma seriamente interessata a risolvere i problemi del Cantone.

Laura Sadis se ne va perché ha preso tristemente atto che lo spazio per il suo modo di concepire la politica quale servizio nobile rivolto ai cittadini, a tutti i cittadini, senza lasciarsi condizionare troppo dalle convenienze tipiche del populismo, si è tremendamente ridotto. Che avanza al galoppo è oggi la politica incoerente, rozza e urlata. Ritrovarsi isolata, persino nel mirino della dirigenza del suo partito, non le avrebbe più permesso di portare a termine i suoi progetti politici in un governo composto da quattro formazioni. Ergo… Che dire? Che effettivamente, in otto anni, il modo di far politica in genere e le dinamiche interne al Plr sono radicalmente cambiati. Nell’arena politica si deve sempre più far di conto col populismo, che ogni domenica ti fa il contropelo e, anche quando non ha nulla da dire, s’inventa – soprattutto se sei forte e capace – qualche motivo di bassa lega per cercare di delegittimarti. In governo sono stati eletti ministri in perenne campagna elettorale: Gobbi, Zali (prima Borradori) e Beltraminelli. Politici molto impegnati sul fronte pubblico a far sapere cosa stanno facendo anche attraverso le nuove tecnologie, mentre lei Laura Sadis (come del resto anche il di lei collega Bertoli) sono fatti d’un’altra pasta, interessata più al fare che al dire e all’apparire. Più di tutto però è mutato il rapporto della ministra col suo partito. Per rendersene conto basta tornare con la memoria alla sua prima elezione in governo. Ricordate? Fu il Plr di Giovanni Merlini, rispettando la discutibile scelta di un’azzoppata Marina Masoni di ripresentarsi, a optare – si disse per dare una scelta al sovrano! – per una doppia candidatura, con la doppietta tutta luganese Masoni-Sadis accanto a Gabriele Gendotti. Laura Sadis vinse la dura contesa elettorale e l’uscente – potentissima, sebbene azzoppata dalla fondazione di famiglia! – fu mandata a casa. In quel frangente si scontrarono due modi di concepire la politica: uno, per il quale non era un problema essere capodipartimento Finanze ed economia e avere nel contempo una fondazione di famiglia (non si è mai capito quanto regolare, comunque inopportuna) fuori cantone e l’altro, che faceva dell’esempio e della coerenza principi cardine del proprio agire politico. In quel momento, diciamo durato tutto il primo quadriennio, Laura Sadis, che aveva anche in Gabriele Gendotti una valida spalla, era l’uomo forte del Plr. Ma poi, con la perdita da un lato della maggioranza relativa in governo da parte del Plr nella seconda legislatura e il cambiamento di ben due presidenti, anche il vento all’interno del suo Plr è cambiato, portando agli ultimi scontri pubblici. Come già scritto sabato, ora per il Plr, orfano di una onesta, tenace e (troppo) modesta signora ministra, la strada del raddoppio è più che mai in salita e le sirene del populismo ancor più allettanti. Speriamo di sbagliarci.