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Rassegna stampa

La bilancia della Gioconda - 22 aprile 2014

di Matteo Caratti (La Regione Ticino del 22 aprile 2014)

Se i fatti gravi e scandalosi pubblicati dal Mattino della domenica sul conto della neoprocuratrice Valentina Item dovessero rivelarsi veri, a farne le spese saranno la faccia dell’Udc (ma di questo poco ci importa) e, aspetto che invece più ci preoccupa, la credibilità del Ministero pubblico ticinese.

L’Udc, tanto per iniziare, sta facendo la figura di quelli che non predicano come razzolano.

Da anni nutrono il popolo con campagne elettorali anti-stranieri (ricordate i frontaliers trasformati in ratti che affondano voracemente i loro denti nel formaggio rossocrociato?) e intanto cosa si scopre? Che proprio questo partito propone in parlamento e fa eleggere una procuratrice che aveva a casa sua – stando ai verbali di polizia rivelati dal foglio leghista – una colf filippina in nero, che viveva in settimana con lei, suo marito e i suoi figli. Una colf che a casa Item è rimasta diversi mesi, fin tanto che non è stata scoperta poco tempo fa (!) a seguito di un controllo delle autorità cantonali; che le veniva corrisposto un misero salario di 1’100 euro al mese e che, oltre alle faccende domestiche, si occupava anche dei figli della coppia. E che, quando è stata fermata per il controllo, ha fatto, in ben due circostanze, proprio il nome della signora Valentina Item oggi neoprocuratrice. Non vi è chi non veda, a meno d’esser orbo, che questa circostanza ridicolizza l’Udc, da sempre impegnata a far veementemente campagna contro gli stranieri. Ma ciascuno è libero di suicidarsi politicamente come meglio crede.

Più grave, se dovesse essere confermato ciò che è avvenuto proprio a casa della neoprocuratrice (e finora nessuno è stato in grado di smentire), è la funambolica posizione del Ministero pubblico. La Procura è vero, si è affrettata a confermare con uno scarno quanto imbarazzato comunicato, che nei confronti del signor Ettore Item (il marito della neoprocuratrice) è stato aperto un procedimento penale nei giorni scorsi e che si è appena concluso con un decreto di accusa che prevede una pena sospesa per «l’impiego durato pochi mesi di una persona senza i relativi permessi» e che nei confronti della neoprocuratrice Valentina Item «non è mai stato aperto un procedimento penale». Ora, marito e moglie sono entrambi avvocati e sanno benissimo che, per assumere una colf filippina proveniente dall’Italia, ci vuole un permesso di lavoro e che, se non lo si richiede, si rischia di finire anche davanti la giustizia penale. E il marito, che verosimilmente ha deciso di assumersi tutte le responsabilità davanti alla giustizia, ci è di fatto finito quando la colf filippina è stata scoperta. Mentre la di lui moglie (oggi procuratrice pubblica), che ha pure lei beneficiato dei servigi resi da una colf senza permessi è riuscita (come mai?) a uscirne senza macchia.

Ma chi la beve una simile storiella? Ma andate a chiedere per strada cosa ne pensa della vicenda l’opinione pubblica ticinese. La frase meno sarcastica, ripresa da un detto dialettale, è che la Giustizia, bilancia in mano, sulla fronte abbia purtroppo scritto Gioconda.

E poi, ci sia concessa una domandina facile facile, onorevole signora procuratrice pubblica Valentina Item: ma come farà a indagare sulle illegalità degli altri ipotetici prevenuti, anche in casi facili facili di semplici ladri di polli, se nemmeno si accorge di quello che succede sotto il suo naso, a casa sua? Oltretutto quando di mezzo c’è quanto lei ha di più prezioso, ovvero i suoi figli? È davvero quello il suo nuovo posto di lavoro? Povera giustizia!