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Rassegna stampa

Arlind e i suoi fratelli - 22 aprile 2014

L’opinione di Sergio Roic*

Arlind e i suoi fratelli

Corriere del Ticino del 22 aprile 2014

Un vecchio film di Luchino Visconti, «Rocco e i suoi fratelli», del 1960, dipinge con tinte forti la realtà dell’immigrazione a Milano. Gli immigrati dal Sud cercano di integrarsi nella Milano neoindustriale. Alcuni ci riescono, uno di loro no. Rocco Parondi, il capofamiglia, cerca di aiutare e redimere i suoi fratelli, ma il dramma è in agguato. Si tratta di un film rimasto nella mente di tutti quelli che lo hanno visto, per forza espressiva, recitazione e importanza della tematica.

Un altro tipo di situazione si registra in Ticino al giorno d’oggi. Arlind Lokaj, ragazzo d’oro nato e cresciuto in Ticino, all’infuori di una pausa nell’originario Kosovo, è stato espulso dalla Svizzera e dovrebbe essere rispedito in una terra con cui non ha più nessun legame. Non ha nessun passato o presente conflittuale qui da noi ed è davvero ben inserito in Ticino, dove ha trascorso la maggior parte della sua vita. Insomma, Arlind Lokaj è uno di noi, senza alcun dubbio. Il fatto che, per assurde sottigliezze giuridiche e anche per una non del tutto chiarita legge d’espulsione, possa essere rimandato in un paese con cui non ha nulla a che fare sconfina nell’ingiustizia pura e semplice.

Ricordiamolo, e ricordiamolo bene: queste leggi di espulsione dalla Svizzera, che cominciano a essere applicate con grande pervicacia, esistevano già. Oggi, vengono applicate in un numero crescente di casi contraddittori (dove spesso si perde di vista l’umanità, ovvero la situazione esistenziale e umana di chi viene espulso) e in un clima di «caccia alle streghe» nei confronti degli stranieri stabilitisi in Svizzera.

È evidente che slogan e politiche vuote di senso, ma di facile presa che si fanno forza con proclami del tipo «padroni in casa nostra» e simili, possano procurare voti e appoggi, ma è purtroppo pure vero che, applicando fino in fondo e senza discernimento la logica dell’espulsione ad ogni costo (logica che in ogni espulsione vede una «vittoria»), la Svizzera come nazione e società viene svuotata dalla più nobile e secolare delle sue caratteristiche: l’umanità e l’accoglienza.

Ora, è chiaro che in Ticino Arlind Lokaj, a differenza del Rocco Parondi del film di Visconti, non ha fratelli di sangue in grado di aiutarlo, proteggerlo e farlo rimanere fra di noi, cosa che merita ampiamente e che gli è anche dovuta essendo in tutto e per tutto una «persona ticinese» nel senso migliore che possiamo attribuire a questo termine. Arlind, però, ha fratelli e sorelle in tutti quei ticinesi che si batteranno a fondo perché possa rimanere nel paese dove è nato e cresciuto.

Battiamoci perché Arlind possa rimanere fra di noi, ne va della nostra umanità, e anche del nostro futuro in quanto ticinesi.