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Rassegna stampa

Locarno, il superbordello - 10 aprile 2014

di Arnaldo Alberti (La Regione del 10 aprile 2014)

A me le prostitute non dispiacciono. Mi ha affascinato Odette, nella Recherche di Proust, è moglie di Swann, un uomo serio e perbene. Leggo, in un’intervista a Gabriel Garcia Marquez (Gabo), l’accenno alla squisita umanità di queste ‘donnine’, che tanto allegre non sono mai state. Riporto qui frasi pronunciate dallo scrittore della solitudine secolare: “Quand’ero un ragazzo le prostitute mi trattavano da amico – ho sempre avuto con loro un buon rapporto d’amicizia. Potevo andare a letto con loro perché dormire solo è terribile. E potevo anche non toccarle con un dito. Ho sempre detto, come battuta, di essermi sposato per non essere costretto a pranzare da solo. Naturalmente Mercedes (la moglie di Marquez) dice che sono un gran figlio di puttana”. E devo citare Margherita Gautier, la protagonista del romanzo di Dumas. L’ho letto nell’adolescenza. Fu per me una droga leggera che sollecitava un erotismo soave, diverso dalle sollecitazioni della squallida pornografia di cui i minori di oggi si servono dai media elettronici. Ricordo che Armando Dadò definì Locarno ‘La signora delle camelie’. E non sbagliava, anche se la sua intenzione non era di considerare questa città, sdraiata sui due delta, in attesa d’essere venduta a chi vuole approfittare del suo corpo senza amarla.

E qui arriviamo al punto dolente. A Locarno è pronto il messaggio del Piano regolatore del territorio che la Città possiede sul Delta del Ticino. È un lavoro corretto che riordina un territorio essenziale per l’assetto del Locarnese e lo sviluppo del cantone. Sul piano che Giacomazzi ha preparato vi è una macchia, introdotta non per caso da municipali irretiti da personaggi discutibili. La patacca toglie spazio alla zona destinata all’artigianato per riservarla a un superbordello. Il parlamento cantonale sta legiferando sulla prostituzione. Niente è chiaro dal lato del diritto e della sua sicurezza. Ma ciò non disturba il promotore dell’impresa: il suo legale è un esponente del Ppd e a suo favore ha una maggioranza in Municipio. E guai a chi si oppone! Un assaggio è già stato dato lo scorso anno al sindaco, vittima di una faida che ha confuso i cessi con le madonne. Quando si ostacolano i bordellari, il Ticino è poco distante da Palermo.

A questo proposito in città vi è un silenzio di assordanti e pasoliniani ‘Io so!’ a denuncia di una tendenza, trasversale ai partiti, di giovani politici che seguono le orme di un nostro ‘Patriarca’, già tenutario di bordelli, gigante politico, morto, subito santificato e molto simile a quello descritto da Gabo in un suo romanzo. Sono i bordelli che non piacciono, non le prostitute. Dovrebbe perciò essere escluso, dopo l’esito della votazione del 9 febbraio, lasciare operare in città, invece di impresari dell’artigianato che creano posti di lavoro decenti per noi, un imprenditore che vuole costruire un superbordello. È sempre un luogo dove decine di ragazze straniere, obbligate a prostituirsi dalla loro condizione d’indigenza, sono costrette a lavorare dodici ore al giorno, per arricchire il tenutario, soddisfare i guardoni e i clienti, in prevalenza provenienti dalla Lombardia e dal Piemonte. I bordelli sono autentici carceri femminili, dove si lavora a cottimo e la residenza in ‘fabbrica’ è coatta. Se già queste ‘case chiuse’ sono così degne, perché, per dare la possibilità anche alle nostre ragazze disoccupate di lavorarvi, non si creano corsi e master per conseguire diplomi d’operatrici sessuali?

Scherzi a parte, purtroppo la nostra Repubblica assomiglia sempre più alla Cuba di Fulgencio Batista. Le banche, le case da gioco se unite alla diffusione di bordelli, sono sempre una miscela esplosiva. Aspettiamo anche noi un Fidel? o un Che? mandati dalla Provvidenza per mettere ordine? oppure ci occupiamo noi, cittadini di buon senso, e operiamo per evitare inutili rivoluzioni?