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Rassegna stampa

La fossa delle Marianne - 28 marzo 2014

di Matteo Caratti (La Regione del 28 marzo 2014)

La settimana contro il razzismo si sta ormai per concludere. Interessante il tema scelto per l’edizione 2014: lo straniero in cartellone, identità e alterità nei manifesti politici svizzeri dal 1918 al 2010. Un’occasione per discutere di diversità e tolleranza e rilucidare valori quali l’accoglienza, il reciproco rispetto, la ricchezza di avere fra noi persone di culture, lingue e identità diverse. Utile.

Anche il ministro Gobbi, prendendo parte all’inaugurazione dell’evento ‘Lo straniero in cartellone’ all’Usi, ha speso parole altisonanti su concetti quali la ‘diversità e la tolleranza’, definite l’essenza stessa del nostro essere svizzeri. «Da 723 anni – ha detto – il nostro Paese è ‘unito nella diversità’. Una diversità culturale, linguistica e religiosa che si è tramutata – grazie alla tolleranza e al mutuo rispetto – in una profonda unione alla quale partecipa un quarto della nostra popolazione, che è straniera». Bene. E bene anche quando Gobbi ha affermato che «in realtà siamo e rimaniamo un Paese che rappresenta un modello riuscito di integrazione».

Peccato, però, che proprio il ministro Gobbi annoveri poi nei ranghi del suo movimento esponenti di primo piano che soffiano pericolosamente/allegramente sul fuoco del razzismo. Ci riferiamo in particolare a quel municipale, targato Lega, di un grosso comune polo regionale e deputato al Gran Consiglio del Mendrisiotto, che ha messo su Facebook – forse per dare il suo benvenuto alla settimana contro il razzismo? – una foto raffigurante due donne in burqa accanto a due sacchi dei rifiuti e sotto la scritta ‘trova le differenze’ con tanto di commentino politico: ‘Ragione in più per non pagare la tassa sul sacco!!!’. Che finezza, ragazzi!

Il deputato-municipale, registrate le reazioni negative ricevute, a scoppio ritardato si è accorto del livello abissale raggiunto e dell’errore di valutazione commesso. Ha così tolto l’immagine da Facebook spiegando così a liberatv il dietrofront: ‘Ho cancellato il post perché ho ricevuto alcune critiche anche in messaggi privati. Ho ripreso una foto che girava sul web. L’ho trovata sgradevolmente simpatica e ho fatto quel commento sulla tassa sul sacco. Mi rendo conto che la mia non è stata una battuta tra le più azzeccate, ma non bisogna prendere tutto sul serio e se ho offeso o ferito qualcuno me ne scuso. L’ho fatto, comunque, senza alcun intento razziale. Io – conclude il deputato – uso Facebook per uscire un po’ dagli schemi. Per cui non vorrei che il mio post venisse letto come un atto politico per criticare i leghisti’.

Assolutamente no, signor deputato, non si preoccupi! Se uno è ignorante (nel senso che ignora che una tale immagine possa essere razzista e pensa bastino due scuse quale foglia di fico) è solo colpa sua! Anche la responsabilità, una volta compiuti i 18 anni, è del tutto personale. Quella penale poi... Lei ha fatto solo ciò che reputava giusto secondo il suo modo di pensare, la sua forma mentis. Del resto, coerentemente, si è pure messo in politica in un movimento che ha anche sfruttato queste derive e che le tollera. Nel suo movimento c’è già chi ha fatto di peggio! Non si preoccupi, davvero!

È comunque un bene che ‘l’uscita dagli schemi’ (meglio diremmo: il deragliamento) sia capitata proprio nel corso della settimana sul razzismo e che porti la firma di un esponente con importanti cariche politiche in un movimento che ha spesso pesantemente giocato con queste derive. Ci aiuta a capire meglio il concetto di ‘mutuo rispetto’, di cui (molto in teoria) parlava Gobbi. Perché si vede molto bene quanto in basso (Fossa delle Marianne?) si va a finire laddove (molto in pratica) tale concetto non c’è.