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Rassegna stampa

Ma quanti frontalieri? - 27 marzo 2014

di Aldo Bertagni (La Regione del 27 marzo 2014)

Sarà che avendo votato ‘no’ lo scorso 9 febbraio comprendiamo bene, oggi, l’imbarazzo dell’intera classe politica ticinese. Se al contrario avessimo votato sì, beh un sospetto prevarrebbe sulle varie certezze sbandierate durante la campagna: forse ci stanno gabbando. Eh già. Perché l’iniziativa Udc, per quanto generica, parlava chiaro: mettiamo un freno alla presenza degli stranieri in Svizzera. Si badi bene, di tutti gli stranieri a prescindere dal loro statuto. Poi certo, qui in Ticino ci hanno detto che in verità il plebiscito di consensi è giustificato dai frontalieri che nelle loro 60’000 unità rappresentano un impatto professionale oltre misura. E sopportazione. Questo ci hanno detto. Orbene, già il giorno dopo – il 10 febbraio – importanti esponenti democentristi locali si affrettavano a dire che in realtà l’iniziativa era necessaria per non andare oltre la soglia attuale. Insomma, sessantamila frontalieri improvvisamente sono diventati un numero accettabile. Basta non superarlo. Ah ecco. Per tutti gli altri stranieri residenti non c’è problema; sono un quarto della popolazione residente e va bene così.

Dunque i frontalieri. Il passo successivo, che ha coinvolto e convinto quasi tutti i partiti nostrani, è il seguente: se contingente deve essere (e dovrà esserlo, che diamine!) lo stabiliamo noi. Lasciate, o voi del Consiglio federale, che siano i Cantoni a decidere la ‘dose’ giusta di stranieri (frontalieri o meno) occupati nel proprio territorio. Anche perché, fra l’altro, là dove i no all’iniziativa Udc hanno prevalso, già s’è detto chiaro e tondo che non si vuole cambiare niente e quindi si chiederà un contingente assai nutrito di manodopera estera. Non è il nostro caso. Da noi la maggioranza dei sì è stata fragorosa, la più alta in Svizzera. Se tanto mi dà tanto… si dovrebbe rivendicare il numero più piccolo, il contingente più ristretto. Per i frontalieri, ben inteso, causa di tutti i nostri mali.

E parliamone dunque, diciamolo qual è il numero giusto, corretto, sopportabile. Quanti frontalieri vogliamo? Dove fissiamo il tetto del contingente annuo? A 50’000? A 40’000? A 30’000? A 1’000? Sinora nessuno si sbilancia. Manco la Lega dei Ticinesi che rivendica come proprio il successo ottenuto dall’iniziativa a Sud delle Alpi. Ancora recentemente su “la Regione”, il coordinatore Attilio Bignasca ha evocato il contingente, guardandosi bene però di indicare numeri. È rimasto sul vago. Non dice niente manco l’Udc, madre di tutte le battaglie antistranieri, quest’ultima compresa. E allora a noi ci torna il dubbio. Vuoi vedere che ci hanno chiamato a votare su uno slogan senza manco conoscere davvero l’entità del fenomeno occupazionale che si nasconde dietro ai numeri? Ma la democrazia diretta non è il miglior approccio per permettere al popolo di risolvere pragmaticamente i propri problemi? O forse certi signori usano iniziative e referendum solo per scaldare l’ambiente, fare rumore, ottenere consensi e… lasciare sul tavolo tutti i problemi, come prima? Più di prima (date, in questo caso, le comprensibili reazioni di Bruxelles). Poi tanto c’è chi, come il Consiglio federale, è chiamato a risolvere il problema.

Pensandoci bene nulla di nuovo sotto il sole: panem et circenses, lo sapevano già anche gli antichi re romani. Il pane c’è, per fortuna, grazie a quanto sin qui seminato. Dagli altri. Dalla generazione che credeva nel futuro. Il circo (il divertimento) che ci distrae dai veri problemi, anche. Per la felicità nostra e dei posteri (innocenti).