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Rassegna stampa

Ma i giornalisti seri non si sentono manipolati? - 27 marzo 2014

di Carlo Crivelli (La Regione del 27 marzo 2014)

Ultimo esempio di una serie infinita: vengo a sapere, cercando nella rete e leggendo di notizie che scompaiono dopo poco (in quest’ultimo caso per esempio sul teletext svizzero) che il ministro degli Esteri estone Urmas Paet, dopo aver incontrato a Kiev la dottoressa Olga Bogomolets, medico di fama internazionale e oppositrice del governo Yanukovich, è praticamente certo che i morti di piazza Maidan di entrambe le parti sono stati colpiti da cecchini al soldo degli oppositori. Tutto ciò allo scopo di screditare il legittimo governo e preparare l’opinione pubblica al colpo di Stato, poi effettivamente accaduto e andato a buon fine. In una conversazione telefonica intercettata, facilmente reperibile su YouTube e confermata dagli stessi spiati, Paet ne parla con la commissaria europea Ashton, la quale appare in grande imbarazzo e non si sbilancia.

Un fatto gigantesco, che getta una luce completamente diversa rispetto a quella presentata finora sui fatti ucraini e sui loro protagonisti. E che non c’entra nulla con eventuali simpatie o antipatie per Putin o la politica del governo russo.

I precedenti eclatanti di disinformazione ‘occidentale’, dove il mondo intero è stato messo sulla falsa traccia da un’informazione univoca, falsa, costruita ad arte e con fini spesso criminali sono numerosissimi. Non parlo solo delle famose ‘armi di distruzione di massa’, ma anche di moltissime vicende celanti grandi interessi euroatlantici quali i fatti di Libia, Bolivia, Siria, Venezuela, per non citarne che alcuni. Quasi in ogni crisi internazionale importante saltan fuori dei pretesti per farci odiare la parte sgradita al mondo che si vuol considerare più civile, più democratica, più in dovere e nelle condizioni di dare lezioni al resto del pianeta.

Proprio a causa dei tanti precedenti, chiedo ai giornalisti, ai professionisti dell’informazione, se non si sentono usati, manipolati, utili burattini (mi si scusi l’espressione forte) e se una soluzione, anche se parziale, non potrebbe essere quella di usare più prudenza oppure l’utilizzo più sovente di formule dubitative nel fare informazione, soprattutto quando si hanno a disposizione (o si vogliono o possono utilizzare) solo fonti di una sola fazione. Oltre a disinformare meno, vi sarebbe l’opportunità di apparire perlomeno meno ingenui.

A posteriori, purtroppo spesso solo dopo molti anni, la verità emerge e la nostra informazione si rivela ingannevole. Con il rischio che molti a ragione non credono più a quanto leggiamo sui giornali o sentiamo e vediamo a radio e televisione.