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Rassegna stampa

Pericolosa deriva politica - 21 marzo 2014

di Edy Bernasconi (La Regione del 21 marzo 2014)

La maggioranza del Consiglio nazionale si è inginocchiata ieri, di nuovo, ai piedi dell’Unione democratica di centro. Non è la prima volta che ciò succede. Complici i partiti di centro (fatta eccezione per alcuni loro esponenti), e quindi Plr e Ppd, è infatti passata in larga misura la versione più radicale dei contenuti dell’iniziativa ‘Per l’espulsione degli stranieri che commettono reati’.

Tutto questo contro il parere del Consiglio federale. E non sono serviti, a questo proposito, i richiami di Simonetta Sommaruga. Salvo eccezioni, infatti, secondo quanto deciso dalla Camera del popolo l’iniziativa andrà applicata alla lettera o quasi. Va riconosciuto che la stessa era stata votata dal popolo. È anche vero che, di fronte alle lentezze nella elaborazione delle sue regole di applicazione, Blocher ha lanciato una seconda raccolta di firme che ha avuto successo e che domanda una applicazione immediata della prima iniziativa. Poi, a pesare, vi è l’inatteso sì del 9 febbraio ad un’altra iniziativa, sempre targata Udc, quella ‘Contro l’immigrazione di massa’, che sta creando non pochi grattacapi all’esecutivo federale nella stesura di norme che siano compatibili, prima di tutto, con gli Accordi bilaterali sottoscritti dalla Svizzera con l’Unione europea. Una vera e propria spada di Damocle. La ‘classe politique’, come la definisce il tribuno zurighese nel suo stentato francese, è alle corde dopo una serie di malrovesci subiti a livello popolare. Tutto questo non giustifica tuttavia il clima di panico che si sta imponendo a livello politico e che fornisce l’immagine di un parlamento all’affannoso inseguimento dell’Udc sul suo terreno. Sarà che il 2015 (leggi elezioni federali), si avvicina. Non si dimentichi, tuttavia, che l’elettore, tra l’originale e la fotocopia, sceglie sempre l’originale, suggeriva acutamente qualcuno ieri nei corridoi del Consiglio nazionale. Al di là delle speculazioni a sfondo elettorale, vi sono tuttavia altre ragioni che dovrebbero comunque imporsi, pur facendo correre il rischio in questo momento dell’impopolarità. Lo Stato di diritto, sul quale si fondano storicamente le regole di funzionamento del nostro Paese, è valido per tutti. Il ladro di galline, che sia svizzero o straniero, non può essere posto sul medesimo piano di chi si è reso responsabile di crimini finanziari e di evasione fiscale, magari accompagnata con la frode, reati sui quali l’iniziativa dell’Udc è (guarda un po’) stranamente clemente. Sono valori irrinunciabili. La proporzionalità vuole pure la sua parte per una corretta ed equa applicazione delle leggi. Sono regole delle quali sono stati padri proprio quei liberali che fondarono lo Stato moderno verso la metà dell’Ottocento e che sembrano aver perso la bussola. Non da ieri. In gioco vi è pure il rispetto dei diritti dell’uomo, che non solo sono inseriti nella Costituzione, ma sono anche parte integrante di convenzioni e accordi che la Svizzera ha sottoscritto e che tutelano, non dimentichiamolo, pure i nostri concittadini che vivono all’estero. Non solo gli stranieri che commettono reati su suolo elvetico.

E, bisogna avere il coraggio di dirlo, quanto sta avvenendo dimostra che alla democrazia diretta (diversi politologi lo stanno sostenendo da tempo) bisogna mettere dei paletti. Il rischio è infatti quello della sua autodistruzione. Diritto di referendum e di iniziativa possono digerire tutto, salvo proposte che finiscono per mettere in discussione le basi sulle quali si fondano.