...è ora di svegliarsi

Cerca nel sito

Iscrizione Newsletter

Seguici su Facebook !

Rassegna stampa

Dov'é finito il senso civico? - 10 marzo 2014

Corriere del Ticino del 10 marzo 2014

In questi giorni su alcuni cruscotti di macchine con targhe italiane sono comparsi dei volantini, a firma Lega dei Ticinesi, con questo testo: “Cara Frontaliera… questo è un “posteggio di fortuna”, non è il tuo personale. In Svizzera le cose si pagano, non ci  si appropria delle cose a cazzo come in Italia, per cui….sposta la macchina”.

Certo quel posteggio è abusivo, ma l’insofferenza strisciante, che traspare da questo testo e che si respira sempre più spesso nei confronti dei frontalieri e più in generale degli Italiani, è utile solo ad esacerbare ancora di più gli animi. Insofferenza che pare essersi trasformata in livore, rancore: c’è gente che si permette di apostrofare un frontaliere con frasi ingiuriose e che si crede, senza però esserlo, un poliziotto.

Il linguaggio è un patrimonio di identità collettiva che dimostra o meno la civiltà di un popolo: con le parole si possono creare “falsi nemici”. Un esempio recente è l’ultima votazione del 9 febbraio: non è con la paura dello straniero e la chiusura delle frontiere che risolveremo i problemi del mercato del lavoro.

Il disagio che stiamo vivendo di questi tempi è reale, soprattutto in Ticino: personalmente credo che si dovrebbe analizzare la realtà, sempre più complessa, cercando  possibili soluzioni comuni con i partner di riferimento - in questo caso con l’Europa. Non porta lontano invece attaccare i frontalieri, “falsi nemici”, rappresentati in questa forma soprattutto per contenere le nostre paure.

Ricordiamoci invece che le soluzioni facili e immediate, che eliminano ogni problema, non esistono.

Facciamo attenzione a ergerci a primi della classe, giudicando tutto e tutti perché anche noi siamo piuttosto contradditori: vogliamo gli Italiani in Ticino, ma solo per spendere, far benzina e per portarci soldi anche se dubbi, ma non li vogliamo a lavorare perché ci rubano il posto, anche se poi sono i datori di lavoro, spesso svizzeri, che li assumono con  salari miseri ed iniqui...

Se siamo arrivati a essere un piccolo paese nel centro dell’Europa con uno standard di vita invidiabile, dovremmo ricordarci  dei tanti lavoratori stranieri ai quali dobbiamo un vero sentimento di gratitudine, lavoratori che si sono rotti la schiena per il nostro paese e il nostro benessere.

Sono convinta che la maggior parte dei Ticinesi non si riconosce in questo modello di comunicazione: purtroppo però di questi tempi sembra proprio che una certa parte di opinione pubblica appoggi quei partiti che “gridano più forte” e che parlano con linguaggio da osteria, portando avanti progetti populisti e fumosi.

Abbiamo davvero bisogno di questi sistemi per capire che la politica è una cosa seria e non un continuo avanspettacolo?

Dov’è finito il proverbiale senso civico degli Svizzeri?

Paola Quadri Cardani