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Rassegna stampa

Sete di statuto speciale - 24 febbraio 2014

Angelo Rossi, Azione del 24 febbraio 2014

A guardar bene, alla base della coscienza collettiva ticinese vi sono due rappresentazioni mentali contrastanti. La prima è conosciutissima: il Ticino ponte fra due culture. Appena le cose vanno bene questa immagine ci viene propinata in tutte le salse. La seconda è forse meno conosciuta, ma  altrettanto diffusa: il Ticino regione periferica, isolata e snobbata. Non appena le cose vanno un po' male questo archetipo viene rispolverato per conseguire due finalità che, di nuovo, sono contraddittorie. Per gli uni è indispensabile rompere l'isolamento al quale il Ticino è condannato dalla na-
tura e dalla storia. Strade, ferrovie, gallerie in quota e gallerie di base, ma anche sussidi per difendere, in qualunque modo si possa fare, l'italianità, di qua e di là del S. Gottardo e abolizione delle frontiere: questi sono gli interventi che, nel succedersi delle stagioni storiche, i politici ticinesi hanno domandato al resto della Svizzera e ai vicini europei per poter sfuggire a questo fato. Per gli altri, invece, è utile mantenere il Cantone isolato dal resto del mondo, per proteggerlo da una concorrenza che si reputa sempre dannosa e illegittima. Per conseguire questo scopo si è proposto, in modalità diverse a seconda delle epoche, di erigere muri attorno al confine o di affibbiare al Cantone, in forma permanente, uno statuto speciale. L'archetipo dello statuto speciale è ritornato di recente d'attualità in seguito all'approvazione in Gran Consiglio di" una proposta dei verdi con la quale si chiede a Berna uno statuto speciale per le regioni periferiche esposte, più del resto del Paese, alle conseguenze negative della libera circolazione della manodopera. Anche se sembra originalissima:, quella di dotare il Ticino di uno statuto speciale è nei fatti una vecchia rivendicazione. La sua origine risale al 1848, ossia al momento della creazione dello spazio economico elvetico. La prima Costituzione federale abolì i dazi e i pedaggi cantonali, sottraendo di fatto al Cantone Ticino la: sua unica fonte di entrata. Il lettore non sarà meravigliato di venire a sapere che è proprio per questo che la maggioranza dei votanti ti cinesi respinse sia la Costituzione del 1848, sia quella riformata, e, economicamente parlando, ancora più integratrice, del 1874. Forse il Ticino avrebbe preferito che la Svizzera restasse economicamente disintegrata, con tasse e balzelli da pagare ad ogni piè sospinto. Qualche decennio più avanti, negli anni Trenta dello scorso secolo, l'idea dello statuto speciale ritornò a dominare il dibattito politico. Da una parte vi erano gli irredentisti che, non potendo realizzare l'unione del Ticino con l'Italia, scoprirono come soluzione di second best la zona franca. Tutto il territorio del Ticino avrebbe dovuto venire escluso dal regime doganale elvetico, come si fece per esempio nel caso della località di Samnaun nei Grigioni. Dall'altra parte vi era la Camera di Commercio che imprecava contro i padroncini svizzero-tedeschi che venivano a far concorrenza ai poveri artigiani ticinesi sottraendo loro il pane quotidiano e, di fatto, inquinando l'italìanità del Cantone. Si parlava del pericolo di penetrazione svizzero-tedesca che aleggiava sul Ticino. Pochi sanno che, in relazione a questa polemica, venne chiesto un parere al grande specialista di diritto pubblico Zaccaria Giacometti. Giacometti riconobbe che se il pericolo fosse stato effettivo il Cantone Ticino avrebbe potuto vietare l'immigrazione di svizzero-tedeschi. Non se ne fece nulla, naturalmente! Lo statuto speciale ritornò d'attualità nel 1965 quando il Ticino ricorse a Berna per ottenere che i frontalieri fossero esclusi dal sistema di contingentamento della manodopera estera: Per una volta, la rivendicazione ticinese venne approvata. L'esclusione dei frontalieri dal regime di contingentamento consentì al Cantone di sviluppare il suo settore industriale durante gli anni Settanta quando fu abolito lo statuto dello stagionale. Invece di stagionali si impiegarono frontalieri assicurando all' economia ticinese un vantaggio comparativo rispetto al resto della Svizzera che durò un paio di decenni.

Oggi, il corso della storia è mutato e una maggioranza del parlamento ticinese esige da Berna che contingenti proprio i frontalieri, ossia quella categoria di lavoratori che, ancora ieri assicuravano le fortune dell' economia locale. È proprio vero: non c'è terreno più friabile di quello sul quale è assisa la politica.