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Rassegna stampa

Post voto Ora si fa sul serio - 20 febbraio 2014

IL COMMENTO

Post voto, ora si fa sul serio

di Matteo Caratti (La Regione Ticino del 20 febbraio 2014)

A quasi due settimane dal voto, ammettiamolo: nessuno sa veramente come conciliare lo stop all’immigrazione di massa coi bilaterali. Berna e Bruxelles tentano di negoziare partendo da posizioni antitetiche: per l’Ue la libera circolazione non ammette deroghe e per i bilaterali vige la clausola ghigliottina; per la Svizzera il rispetto del voto popolare e l’istituto della democrazia diretta sono sacri. In questo momento ci troviamo in ogni caso nella fase peggiore: regina è l’incertezza massima che per l’economia (ma anche per i lavoratori) è la peggior compagna di viaggio. Per lavorare e investire è necessario poter contare su regole certe. Ma l’incertezza durerà: Berna ha ben tre anni di tempo, e li userà tutti, per attuare l’iniziativa Udc.

I vari fronti da qualche giorno stanno erigendo barricate. L’Ue ha messo in forse i finanziamenti ai programmi di ricerca e formazione e gli accordi nel settore dell’elettricità, ma sappiamo che per i trasporti ha bisogno delle nostre strade/ferrovie. Intanto ci ritroviamo un Consiglio federale pellegrino, impegnato in Europa a spiegare ai nostri vicini il significato del voto rossocrociato. Un passo dovuto, opportuno perlomeno dal punto di vista diplomatico, anche se il testo votato e approvato è chiarissimo! Ma il nostro governo sa anche che non si può sbottonare più di quel tanto, perché rientrando a Berna dovrà fare ‘nolens volens’ i conti con un’Udc pronta a vegliare su eventuali vie di fuga.

Sul fronte interno sta succedendo di tutto e di più. C’è chi ha proposto contingenti maggiori a chi ha votato meno contro gli stranieri (tanti a Ginevra pochi al Ticino?). L’economia nostrana, sentendo puzza di bruciato, ha quindi già chiesto che a gestire i contingenti siano i Cantoni. Pure il Gran Consiglio s’è infilato nel dibattito per pretendere – ma senza compattezza! – uno statuto speciale per il Ticino (neanche fossimo uno Stato centralista…). Anche la chiesa locale s’è mossa. Padre Callisto si è chiesto come si possa votare l’ostracismo agli stranieri e credere nel vangelo. Gli ha fatto eco, sempre su ‘laRegione’ il (laico) dott. Gallino ricordando quanto bisogna esser grati agli stranieri per quello che han fatto e fanno per noi anche nell’assistenza ai malati. Come si farà ad andare avanti? Basta saper indirizzare le nostre forze lavoro indigene su formazioni anche sanitarie, ha replicato ieri la deputata Nicoletta Noi-Togni. Anche il Ps ha detto la sua rilanciando l’iniziativa a favore del salario minimo (4mila fr.), l’introduzione dei Ccl e il rafforzamento degli ispettori per evitare ulteriori distorsioni del mercato. Zali ha proposto la sua ricetta sui padroncini ecc...

Che conclusione trarre da questo bailamme di posizioni anche antitetiche fra loro? Che è giusto dividere i ragionamenti sul futuro della libera circolazione perlomeno in due fasi temporali. La prima: quella che si occupa delle strategie nell’immediato per evitare ulteriori distorsioni del mercato, fin tanto che non arriveranno i contingenti. La seconda: quella che con (si spera!) grande fantasia politica e realismo operativo s’inventerà una proposta per regolare i contingenti e per questo c’è ancora (relativamente) tempo. Intanto all’interno del Paese ci auguriamo maturi un profondo dibattito. È essenziale che ciascuno di noi, considerati gli effetti, calcoli molto concretamente sulla propria pelle cosa significhi un domani scegliere l’una o l’altra via quando Berna indicherà la rotta. Anche perché ad attenderci ci potrà ancora essere un voto popolare in caso di referendum.

Insomma, il tempo delle sparate ad effetto è terminato. Gli slogan non servono a riempire lo stomaco e tantomeno a negoziare il negoziabile: ora si fa sul serio.