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Rassegna stampa

Yasin é uno di noi - 17 febbraio 2014

A una settimana dalla sua espulsione un corteo chiede di dargli un permesso

di Samantha Ghisa (La Regione Ticino del 17 febbraio 2014)

Un centinaio le persone che hanno sfilato lungo le vie di Bellinzona per chiedere che il giovane non debba lasciare la Svizzera. Marina Carobbio: ‘Siamo in tanti a sostenerti’.

Speranza frammista a preoccupazione. Gli amici di Yasin, il 23enne di origini curde che nel 2008 è scappato dall’Iran per trasferirsi in Svizzera, dopo la forza e la determinazione dimostrate quando hanno saputo, lo scorso 27 gennaio, che a Yasin è stato negato asilo politico nel nostro Paese, sabato hanno lasciato trapelare dal megafono la loro commozione e il loro affetto per il giovane che dovrebbe lasciare la Svizzera entro il 21 febbraio. Un corteo di circa cento persone è partito dopo le 15 dalla Posta per poi sfilare lungo il Viale Stazione fino a Piazza Governo. Tra i sostenitori di Yasin molti suoi coetanei ma anche genitori dei suoi amici, ex professori, la consigliera nazionale Marina Carobbio, la granconsigliera Pelin Kandemir Bordoli, la consigliera comunale Sara Demir e il legale di Yasin Mario Branda. Affetto da parte di autorità e popolazione già dimostrato negli scorsi giorni attraverso la raccolta di oltre 2’300 firme e un appello per chiedere che il Consiglio di Stato rilasci al giovane un permesso di soggiorno. ‘Dategli il permesso Yasin deve restare’, si leggeva sullo striscione in capo al corteo. E i cori che hanno accompagnato la manifestazione lo ribadivano: «Yasin Yasin dategli il permesso» e «Uno di noi» echeggiavano per le vie di Bellinzona. Davanti a Palazzo delle Orsoline vincendo la sua timidezza anche Yasin è intervenuto: «Non immaginavo tutto questo sostegno. Spero che la Svizzera non mi abbandoni», ha affermato. La sua amica Ambra ha ribadito: «Siamo noi la sua famiglia, Yasin è uno di noi, è un cittadino svizzero e ogni mese manda il 10% del suo stipendio a Berna per ripagare la somma ricevuta in suo aiuto non appena arrivato qui. Dategli il permesso in nome della nostra amicizia e dei suoi sforzi». Pelin Kandemir Bordoli, capogruppo Ps in Gran Consiglio, ha portato il suo sostegno: «La solidarietà e l’affetto saranno utili per la nostra lotta. Yasin è perfettamente integrato e molti gli vogliono bene. Dovremo continuare a mobilitarci fino a ottenere il permesso». Ed è intervenuto anche un ex professore della Spai, dove Yasin si è diplomato con buonissimi voti. «Yasin è stato un ottimo studente. Ha imparato subito la lingua e tutti, sia fuori che all’interno della classe, hanno apprezzato la sua personalità».