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Rassegna stampa

Cattoleghismo - febbraio 2014

Cattoleghismo

di Arnaldo Alberti

Perché il liberalismo ticinese è sopravvissuto per 90 anni a quello italiano? Fu il liberale Giovanni Giolitti a consegnare il potere a Mussolini: lo stesso che tollerò le azioni delle squadre fasciste e nel 1922 votò in favore del governo del Duce. Se si analizzano gli eventi dell’Italia dei primi decenni del secolo scorso, s’incontrano forti analogie con la nostra politica degli ultimi venti anni. I valori e l’etica in gioco sono gli stessi. La differenza sta nel carattere grottesco e provinciale dei protagonisti che da noi determinano i fatti  storici.

 

I valori, nel mondo cristiano, generati dai quattro secoli di classicità che precedono la nostra era e dai due millenni successivi, sono sempre gli stessi. Si riassumono nella coscienza che ogni uomo o donna ha della propria condizione. Se si legge la storia, non quella delle religioni perché sarebbe poco più di un romanzo di scarsa qualità letteraria, ma quella degli individui del territorio a sud delle alpi, s’incontra una successione di momenti di sofferenza più che di gioia, di dolore e di tristezza più che di felicità. Lasciamo la fede, religiosa o politica, nell’intimo della coscienza individuale per riflettere sugli eventi che hanno marcato profondamente  il collettivo. Solo l’audacia di fare l’analisi dell’anima del popolo, renderebbe evidente quanto rovinosa è stata, cinque secoli  fa, la controriforma diretta da Pio IV, aiutato dal nipote Carlo Borromeo. Il Concilio di Trento ha sottratto, a sud delle Alpi, il diritto di ogni persona di colloquiare con il suo dio senza l’intermediazione del potere religioso o politico. Si dovette attendere più di tre secoli per avere un altro raggio di sole. Le rivoluzioni liberali del 19mo secolo, ispirate dall’Illuminismo, determinarono un lungo periodo edificante nel quale si identificano due fasi storiche distinte: la prima che istituì lo Stato moderno sulla base della Costituzione del 1874 e la seconda, iniziata nell’immediato dopoguerra e durata fintanto che tenne l’alleanza fra liberali e socialisti che determinarono uno stato laico nel quale la libertà, l’uguaglianza e la solidarietà influivano effettivamente sull’opera del governo. Poi, lentamente ma inesorabilmente, iniziò l’eclisse liberale che portò alla penombra e all’oscurità attuale. I sintomi di questo male nel Ticino hanno radici profonde: la fascistizzazione ha agito nel corpo sociale come un tumore lento, con metastasi diffuse. L’anamnesi comprende la bocciatura  ticinese  della Costituzione del 1874 e la mancata nomina del Franscini in Consiglio Federale. Continua con la scissione del partito liberale e una riunificazione di facciata più che per franca convinzione. Poi il colpo di grazia fu l’abiura da  parte del PLRT del liberalismo  dei lumi e della ragione e l’assunzione incondizionata dei dogmi del liberismo. Lo storico Emilio Gentile  nel suo recente libro “E fu subito regime” dà gli elementi di comprensione  e di giudizio di ciò che sempre ci sorprende: il Ticino non è un Cantone liberale e non lo è mai stato se non nei momenti in cui le  circostanze imposero, come  se fossero di regime, il metodo e i valori  liberali. Napoleone, l’influsso dei cantoni protestanti economicamente forti, il dramma della guerra e della caduta del fascismo, hanno imposto una dottrina laica liberale che non ha mai conquistato l’anima profonda della maggioranza dei ticinesi. La ritualità nella gestione del PLR  ha prevalso sulla dialettica interna, così come il dogmatismo liberista legato al dominio degli Stati Uniti  ha scardinato, lasciandolo privo di senso, la sostanza laica che è stata sopraffatta dalla sacralizzazione della politica scivolata verso metodi fascisti. Sulla Lega, il movimento che detiene la maggioranza relativa in governo, s’è detto tutto per tener nascosto l’essenziale. La sostanza del movimento non è svelata perché apparirebbe grottesca. E’ costituita dai riti di Bossi con l’acqua del Po, dai sorvoli in elicottero di Borradori su una Padania allora con un PIL da sogno, gli abbracci del Nano con Bossi, le carovane di auto che scendono dalla Leventina e sostituiscono le processioni religiose, le  bandiere e le camicie verdi che ricordano quelle nere e quelle brune. Scavando in questa direzione si può capire la simpatia e la condivisione di metodi e d’ideali fra i cattolici di CL e i leghisti. Importante. per loro è la ripetizione ossessiva di riti, sia politici che religiosi, che si equivalgono nella sostanza e nel fine: quello di sostituire la fatica del dibattito e dell’uso della ragione con una sacralizzazione della persona e del suo agire nella politica.