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Rassegna stampa

Cari Verdi, ecco perché sbagliate - 30 gennaio 2014

L’opinione  di Franco Cavalli

Corriere del Ticino del 30 gennaio 2014

L’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa propone di ridimensionare drasticamente i diritti di qualsiasi straniero (anche di chi è nato e cresciuto qui) che si trova o potrebbe trovarsi sul suolo svizzero.

In base a questa iniziativa è possibile tornare non solo al sistema dei contingenti, ma addirittura allo statuto dello stagionale di infausta memoria. Contrariamentea quanto vagheggia Fabio Pontiggia nel suo editoriale (CdT 10.1.2014), questa iniziativa non lacera per niente la sinistra, come dimostrano tra l’altro i sondaggi fin qui eseguiti e che indicano un massiccio no da parte del popolo di sinistra. E non sono sicuramente le prese di posizione estemporanee e fuori dal coro di qualche isolato esponente a modificare il quadro: certa destra socialdemocratica ha sempre avuto la tendenza a sconfinare verso altri lidi. L’iniziativa UDC sta invece provocando una tempesta tra i Verdi, siccome la sezione ticinese, contrariamente al partito nazionale e a tutte le altre sezioni cantonali, ha preso posizione in favore dell’iniziativa. I Verdi ticinesi partono sì da una diagnosi giusta, quando valutando la situazione di dumping salariale e di peggioramento del mercato del lavoro locale, scrivono «la responsabilità ricade interamente sui datori di lavoro che scelgono di pagare sempre meno i salariati, ingenerando le condizioni per una guerra tra poveri».

Ed è anche vero, come scrivono, che si assiste ad uno smantellamento delle conquiste sociali ed a una sofferenza sempre più marcata delle fasce deboli nella nostra popolazione. La giusta terapia non sta però poi sicuramente nel sostenere l’iniziativa dell’UDC (che colpisce non i colpevoli, ma le vittime, cioè i lavoratori!),bensì nell’introduzione generalizzata di salari minimi decenti (non di quelli al ribasso previsti dall’iniziativa dei verdi ticinesi) ed in una generalizzazione dei contratti collettivi, anche a suon di disposizioni legali, se necessario. Queste misure, richieste a gran voce dalla sinistra, non solo sicuramente arginerebbero ma probabilmente risolverebbero tutto il problema. Evidentemente le attuali misure di accompagnamento, quelle che l’UDC neanche voleva o allora ancora più annacquate(!), sono insufficienti.

Proprio perciò la maggior parte delle forze di sinistra è quindi pronta a lanciare il referendum ed a «rovesciare il tavolo», quando si tratterà di allargare la libera circolazione alla Croazia, se nel frattempo non saranno state totalmente realizzate le misure appena descritte. Voler rovesciare invece il tavolo ora, significacontraddire la diagnosi che si è fatta, non volendo rendersi conto (per bassi motivi di propaganda elettorale?) che una vittoria dell’iniziativa dell’UDC significherebbecreare un’ulteriore divisione tra i lavoratori e quindi un oggettivo indebolimento della loro posizione. Naturalmente l’UDC cerca di convincerci del contrario. Ma è da un secolo che l’estrema destra mette in avanti un discorso pseudosociale, sempre limitato però ai lavoratori locali: si pensi alla Repubblica sociale di Salò o al nome stesso di nazional-socialismo.

Ma la superficialità (voluta o solo spacciata?) della posizione dei Verdi si dimostraquando arrivano a dire che non bisogna aver paura di tornare alla situazione di prima, perché «nessuno in coscienza può sostenere che la Svizzera allora fosse un paese incivile e razzista».

Invece lo statuto dello stagionale (e mi limito a questo) era proprio indegno di un paese civile e ricordava l’apartheid e le segregazioni dei lavoratori che provocava.

Non per niente Blocher, il grande ideologo di questa iniziativa, è stato il coordinatore del gruppo svizzero che sosteneva a spada tratta l’apartheid, che ha ancora difeso ultimamente con le sue miserevoli considerazioni in occasioni della morte di Mandela. La stampa domenicale (Sonntags Zeitung 19.1.2014) riporta che diversi tra i caporioni UDC si stanno rifiutando di sostenere Blocher nel suo sforzo di propaganda a favore dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Perché devono proprio farlo i Verdi ticinesi?

Franco Cavalli, già consigliere nazionale