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Rassegna stampa

Solo un numero su un incarto - 3 dicembre 2013

di Simonetta Caratti (La Regione Ticino del 3 dicembre 2013)

Lo diceva Voltaire, «quando i diritti di un singolo cittadino vengono minacciati, sono in pericolo i diritti di tutti». Il suo aforismo fa da cornice al caso che raccontiamo a pagina due, la storia di Monica Silva, 49 anni, paralizzata da sette anni. La donna 21 anni fa ha lasciato il Brasile per stabilirsi a Chiasso, dove si è sposata, ha lavorato come assistente di cura, ha pagato le tasse, ha fatto la sua vita, fino ad un brutto incidente che l’ha inchiodata su una sedia a rotelle… Pensava di avere toccato il fondo, ma si sbagliava. Qualche settimana fa ha ricevuto la mazzata finale: è stata espulsa dalla Svizzera. Deve andarsene da Chiasso con la sua carrozzella, i suoi pannoloni da incontinente. Non è una falsa invalida. Non simula una paralisi quasi totale. C’è invece un problema di residenza, di centro dei suoi interessi, che ha fatto scattare verifiche e decisioni drastiche.

La incontriamo a Chiasso, muove a fatica un braccio. Con l’indice sfiora sei lettere su una tabella, fino a formare il suo nome: Monica. A comunicare sono soprattutto i suoi occhi verdi. Gli stessi occhi che l’hanno fatta lavorare per la pubblicità in Brasile. Ma, oggi trasmettono la rassegnazione di chi ha perso tutto. La salute, la spensieratezza, il lavoro, la speranza… ora anche una casa, perché il centro dei suoi interessi, dicono le autorità, non è Chiasso, ma Varese, dove vive il suo curatore, l’unica persona che si occupa di lei. Per arrivare a questa conclusione la donna è stata sorvegliata, la polizia ha controllato la sua abitazione per sei mesi. Tra furti a raffica negli appartamenti e risse tra asilanti, a Chiasso hanno dovuto trovare il tempo di sorvegliare una paralizzata.

Tutti i funzionari (dall’assistente sociale dell’AI al poliziotto, dal funzionario dell’immigrazione al giudice del Tribunale delle assicurazioni) hanno applicato la legge rigidamente, alla lettera, spostando carte, consultando codici, senza farsi (probabilmente) troppe domande. Forse qualcuno questa donna l’ha incontrata di persona. Ma molto probabilmente è solo un numero su un incarto. E il risultato finale, francamente, lascia l’amaro in bocca in un Paese che vanta una tradizione di accoglienza: abbiamo messo in strada una donna paralizzata, privandola della sua casa, degli aiuti dell’invalidità e della complementare che le spettano di diritto. Attorno ai 4’400 franchi al mese. Una donna che andava curata in un istituto, ma le strutture adeguate mancano. A soli 40 anni era stata ‘posteggiata’ in una casa anziani. Ha preferito farsi aiutare dal suo curatore, facendo risparmiare lo Stato. E oggi rischia di perdere tutto.

Un caso che indigna. Come indignava, sempre a Chiasso due anni fa, il caso umanitario di Mayrame Sy Stocker, la madre senegalese rimasta vedova con tre bambini svizzeri (di 7, 4 e 2 anni) e una decisione di espulsione. Mancato il marito, era caduto quel ricongiungimento familiare che le aveva fatto ottenere il permesso B. Poteva scegliere: rinunciare alla Svizzera o ai suoi figli. Solo la solidarietà della gente li ha salvati. Quando i diritti del singolo vengono minacciati, possono salvarti (purtroppo) solo il tamtam mediatico e la solidarietà della gente.