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Rassegna stampa

Chiesto permesso umanitario per Arlind - 13 dicembre 2013

Mozione urgente al governo dei capigruppo Ps, Ppd, Plr e Verdi in Gran Consiglio

La Regione Ticino del 13 dicembre 2013

Sospendere l’allontanamento dalla Svizzera di Arlind Lokaj concedendogli un permesso umanitario, di soggiorno, in base all’articolo 30 della Legge federale degli stranieri che, dedicato ai casi di rigore, riconosce deroghe alle condizioni d’ammissione. È la proposta contenuta nella mozione urgente presentata ieri al Consiglio di Stato dai capigruppo granconsiliari di Ps, Ppd, Plr e Verdi, rispettivamente Pelin Kandemir Bordoli, Fiorenzo Dadò, Christian Vitta e Francesco Maggi. Una richiesta fatta “considerando la gravità della situazione, visto che al giovane non possono essere imputate delle ‘colpe’ e valutata la sua riuscita integrazione in Ticino”. La mobilitazione popolare in difesa del 17enne kosovaro che da tre anni vive a Giubiasco con la madre ha insomma smosso le acque della politica che conta. Dopo la manifestazione di protesta organizzata martedì a Bellinzona, ora sul tavolo del governo (la stessa autorità che ha respinto il primo ricorso del giovane) vi sono due interrogazioni e una proposta volta a sospendere la decisione con cui la Sezione della popolazione al Dipartimento delle istituzioni, il Consiglio di Stato e infine il Tribunale amministrativo cantonale hanno negato il diritto al ricongiungimento familiare perché la domanda sarebbe stata presentata tardivamente e sulla base di una lettera del padre del ragazzo (non si sa se autentica o no) che lo ha abbandonato dalla madre in Ticino.

Arlind, nato a Locarno da genitori kosovari, ha trascorso la prima infanzia in Ticino. In seguito alla separazione dei genitori, il padre l’ha portato con sé in Kosovo. Quattordicenne, è poi rientrato in Ticino nel 2010 per ricongiungersi con sua madre che risiede da 36 anni in Svizzera ed è titolare di un permesso di domicilio (permesso C). “In questi anni – evidenziano i capigruppo nella mozione urgente – il giovane si è molto ben ambientato in Svizzera integrandosi perfettamente nella nostra realtà. Anche l’affetto e la solidarietà espressa in questi giorni dai suoi amici e compagni dimostra il suo ottimo inserimento in Ticino”. Per contro in Kosovo non ha più nessuno. I deputati affermano di non mettere in dubbio che la decisione della Sezione della popolazione sia fondata su basi legali, ma tenuto conto di tutti gli aspetti, confidano che l’autorità cantonale possa e debba utilizzare i margini concessi dalla Legge federale sugli stranieri.