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Interrogazioni

Migranti e Gobbi - giugno 2015

INTERROGAZIONE

Natalia Ferrara Micocci (22 giugno 2015)

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi si è espresso recentemente a più riprese sui temi legati alla migrazione, dichiarando, tra l’altro, che è intenzionato a chiudere le frontiere ticinesi per arrestare il flusso migratorio.

Le dichiarazioni di una settimana fa ai microfoni di TeleTicino del Presidente del Governo avevano causato la reazione pubblica del Ministro Bertoli, che ha immediatamente precisato come l’afflusso di profughi non fosse stato oggetto né di discussione all’interno del Consiglio di Stato né tanto meno di una decisione nel senso delle dichiarazioni rilasciate da Gobbi. Ieri, domenica 21 giugno 2015, l’onorevole Gobbi ha lanciato sulla sua pagina Facebook l’intervista rilasciata alla NZZ am Sonntag, ripresa, sempre ieri, da diversi media online sia d’Oltralpe che ticinesi, essendo stata diffusa dall’ATS.

In buona sostanza, il Ministro leghista così si è espresso: “Se l’afflusso di rifugiati che giungono dall’Italia continua, dobbiamo chiudere temporaneamente le frontiere”. Precisando che i vicini Paesi europei, in particolare l’Italia e la Francia, non rispettano i trattati sulla migrazione e l’asilo e, di conseguenza, la chiusura delle frontiere “è il solo modo per la Svizzera di esercitare pressione sui paesi che non rispettano i loro obblighi”. Aggiungendo infine che “dobbiamo dare un segnale, fermare i clandestini alla frontiera sud per rispedirli indietro”.

I media, anche nazionali, hanno dato ampio risalto alla notizia, titolando anche “Il Ticino vuole la chiusura delle frontiere”.

Al Quotidiano RSI di ieri sera, domenica 21 giugno 2015, l’onorevole Gobbi, presente in studio in diretta, ha tra le altre cose dichiarato che:

la sua proposta di chiusura delle frontiere è necessaria per far fronte all’emergenza migratoria;

ogni giorno in Ticino arrivano tra le 50 e le 70 persone;

la maggior parte dei nuovi migranti sono originari dell’Eritrea e si spostano per motivi economici, probabilmente indotti dal loro stesso Governo a trasferirsi in paesi ricchi per poi inviare del denaro in patria; il Ministero Pubblico della Confederazione dovrebbe aprire un’inchiesta a carico del Governo eritreo per far luce su questa possibilità;

la sua proposta è stata fatta più in qualità di titolare del dossier sicurezza e migrazione che non di attuale Presidente del Governo;

le sue dichiarazioni sono un metodo per fare pressione, mentre la proposta, sempre di ieri, del Presidente nazionale del PLRT, Philipp Müller, secondo lo stesso Gobbi sarebbe un metodo per risolvere alla fonte il problema della migrazione.

Sempre al Quotidiano RSI di ieri sera, è stato riferito che gli altri Ministri (citati espressamente Vitta, Beltraminelli e Bertoli), erano sorpresi di simili dichiarazioni e preferivano attendere la seduta governativa di mercoledì piuttosto che replicare seduta stante.

Si evidenzia inoltre come le dichiarazioni del Ministro leghista Gobbi, che ritiene i migranti eritrei in fuga per meri motivi economici, non tengano minimamente conto del recente rapporto ONU (8 giugno 2015, Ginevra), dove si legge, tra l’altro, che l’Eritrea ha commesso crimini contro l’umanità, che sono stati violati i diritti umani e che “Gli eritrei non sono governati dalla legge, ma dalla paura.”, poiché, come riscontrato in diverse testimonianze, sono in atto esecuzioni extragiudiziarie, casi di schiavitù sessuale e di lavoro forzato.

La segreteria di Stato della migrazione dell’Ufficio federale di Polizia, attraverso la sua portavoce, ha già preso posizione sulla eventualità di una “chiusura delle frontiere” ricordando che “i controlli alle frontiere possono essere reintrodotti solo se l’ordine pubblico o la sicurezza interna del Paese sono seriamente minacciati”, ciò che non è il caso in Ticino, dove, per fortuna, non si sono registrati problemi di sicurezza né a Chiasso né altrove su suolo cantonale. Grazie anche, va ricordato, all’impegno delle forze di Polizia e delle Guardie di confine.

Da ultimo, non si può non segnalare che, sempre ieri, sull’edizione de Il Mattino della domenica si poteva leggere “Vogliamo anche noi il muro sul confine!”. Se l’articolista, il deputato nazionale Lorenzo Quadri, quando dice “noi” intenda anche il Ministro Gobbi non è dato sapere. Rimane in ogni caso la notizia allarmante che il Partito ticinese che detiene la maggioranza relativa in Governo assuma simili posizioni pubbliche, senza che i Ministri di riferimento se ne distanzino con tempestività, tanto più che il Ministro Gobbi è attualmente Presidente del Governo ticinese.

Viste le dichiarazioni del Ministro Gobbi, la delicata situazione attuale, anche a fronte del rapporto ONU sull’Eritrea, sono a chiedere al Lodevole Consiglio di Stato:

1. Se intende far propria la posizione del Ministro Norman Gobbi e chiedere a Berna di chiudere le frontiere ticinesi.

2. Se ritiene sia data una situazione di emergenza, nonostante non si siano registrati problemi d’ordine pubblico e i flussi registrati attualmente siano nettamente inferiori, ad esempio, rispetto a quelli dei tempi dell’emergenza dei Balcani.

3. Se le posizioni del Ministro Gobbi, su temi di competenza federale, in contrasto con gli obblighi internazionali e che hanno già incassato il parere negativo di Berna, possono essere da lui espresse in questo modo, visto anche il suo particolare attuale ruolo di Presidente del Governo ticinese.

4. Se quanto risposto dal Consiglio di Stato all’interrogazione del deputato Mellini relativa al discorso del Ministro Bertoli lo scorso 1. agosto, ossia che “come cittadino, un consigliere di Stato è libero di avere le proprie idee su temi generali o specifici e non spetta al Governo come collegio disquisire sulle opinioni personali dei suoi membri né di condividerle, criticarle o non condividerle o addirittura di distanziarsene ufficialmente con parole di scusa.” vale anche in questo caso. Oppure se, essendo state rilasciate a media nazionali e sembrando a nome del Governo, le dichiarazioni dell’onorevole Gobbi hanno oltrepassato il limite della sua libertà di espressione personale per rapporto alla sua funzione istituzionale.

5. Se le proposte del Ministro Gobbi fossero state discusse in seno al Governo, se fossero condivise e potevano essere espresse pubblicamente. Se, in caso contrario, queste sortite mediatiche costituiscano una violazione del principio di collegialità e siano da censurare perché non fanno che alimentare l’allarmismo.

6. Se le dichiarazioni del Ministro Gobbi hanno causato reazioni, anche formali, da parte delle competenti Autorità federali in, e, se sì, quali.

7. Se il Ministro Gobbi ha avuto contatti sui temi in discussione con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che ha la sua sede a Ginevra, e se le sue dichiarazioni hanno causato una reazione formale.

Natalia Ferrara Micocci