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Giovanni Cansani - Ricordo di Gianrico Corti - 2 agosto 2013

Giovanni Cansani di Gianrico Corti

Ognuno di noi, ognuno di voi presenti qui oggi, alcuni forzatamente assenti ma solo fisicamente, avrebbe pieno diritto di parlare di Giovanni. Poiché ognuno ha ricevuto da lui puntuali, univoci segnali della sua prorompente e appassionata umanità. Dalle grandi alle piccole cose: progetti, azioni. Un aiuto, una parola di sostegno e di incoraggiamento, un sorriso, una personalizzata e vivace vignetta, per sottolineare un proprio evento, che mai sfuggiva alla sua sensibile attenzione.

Molti, dopo la sua improvvisa, inattesa e lacerante partenza, hanno espresso in fondo un consolante pensiero comune, definendo così, con un coro largo a formare un’unica voce, la sua vera, autentica personalità.

Giovanni, il grande cuore generoso, altruista. Giovanni sempre pronto a dare senza chiedere. Un fiume in piena per la solidarietà, come regola e dovere di vita verso chi è davvero nel bisogno, verso i più deboli, verso i poveri e gli emarginati, incoraggiando i giovani, sempre.

Una forza, che ha sempre potuto contare sulla presenza e sulla condivisione di Agnese, sua discreta e inscindibile compagna di vita. Una vita votata agli altri, alla comunità, qui come altrove. Sorretto da una fede cristiana profonda e vissuta, sfociata, con passione, nella scelta politica per il socialismo.

Un socialismo umanitario che, alle azioni per rendere una società migliore, con forti valori etici, egualitaria e giusta, fu sempre accompagnato da concreti, generosi aiuti in prima persona.

Fede spirituale, socialismo, soprattutto libertà di esserlo come meglio gli riusciva. Tra fare il socialista (in teoria, a parole) ed esserlo, lo è stato eccome giorno dopo giorno, nella quotidianità, nei fatti.

Per Giovanni la solidarietà non aveva confini. Dopo alcuni anni a fare il maestro di scuola a Molino Nuovo, la scelta di partire in aiuto a popolazioni poverissime e prive di risorse. Dapprima in Ciad, poi in India ( con successive missioni altrove anche dopo negli anni a venire). Senza perdere i contatti con la realtà e il suo mondo originale in particolare Lugano, il suo Molino Nuovo. Partito per dare, anche grazie alla sua ingegnosa manualità. Piccolo aneddoto. Scrisse dal Ciad al gruppo di Cantiamo sottovoce, allora diretto da Ugo Fasolis. Ugo lesse alla Radio una delle sue tipiche e colorite lettere, poi lanciammo nell’etere alcune canzoni dedicate a Giovanni: era riuscito a sintonizzarsi e a captare il nostro segnale (eravamo alla fine degli anni ’60 !) grazie alla rete metallica del recinto delle galline di laggiù.

Per Giovanni se la solidarietà non ebbe confini, la politica, vissuta in modo intenso e appassionato, significò dedicarsi anima e corpo al destino e ai progetti della sua Città, prevalentemente senza uscirne dai confini, che piano piano tuttavia si allargavano.

Ripreso l’insegnamento ( scuole maggiori dapprima, la scöla rossa dell’ex cappellificio Widmer, fucina sotto casa e laboratorio pedagogico tutto particolare, sostegno pedagogico nella sopravvenuta scuola media di Viganello) Giovanni fu incoraggiato a portare le sue conoscenze e il suo impegno nella vita pubblica.

Un impegno segnato da subito da un’altra sua caratteristica: rigore, documentazione metodica per accompagnare le sue convinzioni, nel dibattito a volte anche aspro. Ma con il cuore, con la passione, azione disinteressata che gli guadagnò subito rispetto da parte degli esponenti delle altre forze politiche.

Siamo entrati in Consiglio comunale assieme nel 1976. Nel PST, io, lui nel PSA, ma poi dagli anni ’90 definitivamente e finalmente uniti in un’unica composizione politica, il PS: in fondo a fare le stesse cose. Dare, ascoltare, fare. Ognuno, com’è giusto, nel modo più congeniale. Giovanni, passionale, irruente e battagliero, più che badare alla forma, all’abito, privilegiava la sostanza, l’essenza delle cose. Nel 2000, giusto riconoscimento, l’elezione in Municipio, una stagione intensa: interessi a tutto campo, vivace presenza, progettualità, nel campo dell’educazione, della socialità, dello sport e della cultura. Altri piccoli aneddoti.

Per festeggiare la sua elezione ci trovammo in un ristorantino di via Zurigo. Ormai stracolmo di compagni e di amici; i giornalisti, radio e televisione che reclamavano la sua presenza (il PS tra l’altro era rientrato con lui dopo circa vent’anni in Municipio): Giovanni non si trovava. S’era rifugiato da solo per un attimo in raccoglimento alla vicina Chiesa del Sacro Cuore.

Di nuovo Giovanni, fede religiosa, intima e discreta, e socialismo umanitario.

Poi l’ufficialità, nei giorni seguenti, l’assumere con emozione la carica in Municipio: faticammo a convincerlo che era ora tempo di indossare giacca e cravatta. Appunto perché anche in questo Giovanni anteponeva la sostanza alla forma.

Oggi non dobbiamo elencare quanto Giovanni ha fatto, anche perché l’elenco è troppo lungo. Dire che ha fatto tanto, tantissimo, sempre attivo fino all’ultimo anche in molte associazioni filantropiche, con umiltà e grande generosità, sempre, per la solidarietà, è ancora dire troppo poco.

Cuore pulsante, mani in continua attività!

Ho conosciuto Giovanni negli anni giovanili poiché entrambi siamo stati per parecchie estati monitori nelle Colonie di cura dei Sindacati. Già allora ne apprezzavo il dinamismo, le sue capacità di produrre. Il suo carattere deciso, che a volte poteva sembrare scontroso, si infiammava nelle discussioni, la famosa venetta, che è poi la giugulare, ad ingrossarsi. Ma tutto quanto sfociava nel desiderio di esserci per dare. Con un abbraccio finale e una battuta ironica.

Ha saputo dare un senso all’amicizia, quella vera, senza confini, superiore ad ogni diversità di pensiero e di azione.

Ha indicato la strada per tutta la sua vita, da buon maestro, all’aiuto solidale e al volontariato. Un testamento morale per tutti noi.

Proprio in questo Tempio, una settimana fa, Giovanni ricordò con un commovente discorso a parenti e amici la figura di un compagno saggio e benvoluto, Tullio Visani.

Ebbene, come saluto finale rivolto a lui, ai suoi cari e alla famiglia socialista luganese, Giovanni prese in prestito un pensiero di Pablo Neruda, che ripropongo oggi per lui :

“Quando morirò… voglio che ciò che amo continui a vivere!”

Grazie Giovanni, grazie di tutto. Ciao. Fai buon viaggio.

Gianrico Corti