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Appelli e Lettere

Duello contro il leghismo

Intervista con Giancarlo Nava fra i promotori di “Bel Ticino”

 

È uno dei gruppi “ribelli”. Non l’unico. Un particolare che non manca di ricordarci fin dalle prime battute della nostra intervista Giancarlo Nava, fra le scintille del grande incendio che si sta via via propagando in tutto il Cantone «contro un certo sistema di fare politica rozzo e incivile».

Ex direttore delle scuole elementari e medie di Stabio ed ex municipale a Ligornetto dove risiede, coinvolto in diversi ambiti (nei Centri di esercitazione ai metodi dell’educazione attiva del Canton Ticino, CEMEA, come formatore ed animatore e nel volontariato sociale), Giancarlo Nava ci parla con pacatezza e con parole semplici e dirette. Il contrario di coloro che con “Bel Ticino” ha deciso di contrastare. «Siamo uno dei gruppi che hanno preso corpo, una diversità che si fa ricchezza. Per questo ci teniamo a non essere confusi». Li affianca, infatti, nel sfoderare le nuove armi dell’intolleranza verso il linguaggio utilizzato dalla Lega dei ticinesi e dall’UDC, “Stop all’ignoranza di massa”, origine peraltro momò con larghissimo consenso su tutto il territorio rossoblu. «Abbiamo contatti, ma ognuno ha mantenuto la propria autonomia. Così come con “Salva Ticino”».

Quasi un caso la nascita di un movimento che quatto quatto sta raccogliendo nuovi aderenti, dal cittadino comune all’esponente di enti e associazioni a largo respiro. «Sì in effetti siamo nati un po’ per caso – ci spiega Nava – dall’incontro di alcuni amici che già in passato avevano condotto a loro modo e con pochi successi le loro battaglie. Ora, insieme, siamo decisi a combattere il dilagare dell’inciviltà e della rozzezza di linguaggio. Un gruppo trasversale che raccoglie testimoni di diversi partiti, nessuno della Lega o dell’UDC, ma chissà se presto…».

Siamo a fine estate 2011 e a Locarno, nella magia del Festival del cinema, si fa largo una nuova realtà: «Abbiamo deciso di muoverci perché pensavamo che ogni momento fosse buono. Non ci siamo esposti, come ha criticato qualcuno, nell’approssimarsi esclusivo delle elezioni federali. Anzi sa, invece, cosa le dico: vogliamo essere un gruppo attivo anche nell’imminenza delle urne, così sarà nel 2012 e 2013 per le comunali, nel 2015 per le cantonali e federali, e così via…».

A trasformarsi nella famosa ultima goccia, il «fattaccio dell’elezione in Consiglio di Stato di due candidati leghisti e il successivo “Ora comandiamo noi!” di Bignasca. Un’assurdità in quanto in Svizzera vige ancora, mi sembra, uno Stato di diritto e non un regime totalitario».

Oggetto della battaglia aperta anche e soprattutto la sofferenza di quanti sono bersaglio continuo o sporadico delle colonne delle testate pseudo-giornalistiche di via Monte Boglia: «Una sofferenza che vivono persone umili e che non fanno altro che il loro lavoro. I personaggi pubblici hanno la forza per andare oltre, loro (sindaci di paese o segretari comunali per esempio) no, e con essi le loro famiglie. Sentimenti che potrebbero essere contrastati magari anche dallo stesso consigliere di Stato leghista, Marco Borradori, che però al momento reagisce solo per i casi più grossi, come è stata la pubblicazione della lista dei dirigenti e funzionari statali da licenziare. La sua risposta? La promozione di uno di loro!».

Ostacolo per vincere la “guerra” una certa leggerezza nel giudicare questo tipo di fare politica: «Il problema più grosso è che non tutti vedono e leggono queste cose assurde. Così ti senti dire che sono ragazzate, di non dare importanza, che Bignasca lo conosciamo tutti… Ma è proprio questo che è grave!».

Poi il discorso si fa più storico. «Una ventina di anni fa la Lega si è fatta largo criticando lo strapotere delle grandi famiglie e la politica fatta di interessi personali. Oggi assistiamo a una Lega che si è ridotta a piazzare parenti e amici nei posti che contano e a guadagnare quanto più possibile in appalti vari. Per questo l’abbiamo chiamata la Banda Bignasca! Padre, figlio e fratello nei ruoli decisivi nella Grande Lugano e a livello cantonale. Non mi si dica che dalle tante denunce non ne è sfociato nulla… Si sono avute condanne sì lievi, ma anche più pesanti, carcere compreso».

Un muro di contenimento il cui primo mattone si è concretizzato nella formulazione di quattro appelli (vedi riquadrato). Da qui il nascere di altri gruppi quali “Stop all’ignoranza di massa!”, “Salva Ticino”, il finto Mattino della Domenica, il 5 Minuti. «Noi tutti abbiamo subito condiviso la necessità di passare all’azione. La situazione è certo difficilissima. Il Ticino è incancrenito e siamo coscienti che la lotta sarà lunghissima, non risolvibile in pochi mesi. Ne conosciamo le difficoltà e la necessità di un’azione che sarà più lunga di quello che si pensa, saranno necessari più attori con l’auspicata entrata in scena della politica, e non mi riferisco solo ai partiti. Fondamentale, in questo senso, è anche l’aiuto dei mass media».

Non solo. Un cammino che dovrà passare dall’informazione alla scuola, «la cui azione è fondamentale. Gli assurdi messaggi della Lega, attraverso i vari canali, arrivano anche nelle aule, arrivano ai ragazzi, dove questa sconsiderata manifestazione di forza e potenza fa presa. Per questo auspichiamo che oltre al mondo della politica si attivi al più presto anche il mondo culturale e tutti quegli intellettuali che finora hanno taciuto. Un’azione educativa che deve e dovrà essere costante e incisiva». Una forma di ribellione che, ad ogni modo, può essere letta quale pericolosa arma a doppio taglio: il parlarne continuamente non è cioè una forma di regalo al nemico? «Siamo coscienti – non nasconde il paradosso Nava – che gli si dà visibilità. Ma il tacere ci ha portati al punto dove siamo arrivati… e non è stato bene. Comandano su Lugano, padroneggiano in tutto il Cantone, dileggiano la giustizia… A furia di tacere stiamo consegnando a queste persone il Paese. Ora poi sembra cambiare qualcosa. Se all’inizio il fatto di essere attaccati l’hanno utilizzato a loro favore, ora sembrano innervositi e dunque più fragili e vulnerabili. E per questo siamo più che mai motivati ad andare avanti!».

A dare nuova fiducia al gruppo e nuovi stimoli per continuare la propria battaglia, l’adesione, dopo le elezioni federali, di altre persone, così da aver avuto la possibilità di creare alcuni gruppi di lavoro: dalla difesa delle persone attaccate alla stesura di articoli per la stampa, dall’ideazione di un sito internet alla formulazione di petizioni. «Qualcosa si sta muovendo» ripete ancora Nava, accennandoci alla recente interrogazione firmata trasversalmente (Partito socialista, Partito liberale radicale, Movimento per il socialismo) in Gran Consiglio o al CEDD, il Coordinamento etica democrazia dignità formato da un gruppo di donne di svariata provenienza partitica.

«Il problema non è solo Bignasca – ci fissa negli occhi Giancarlo Nava – ma il leghismo, presente non solo nella Lega, ma anche nell’UDC e in altri partiti, che, soprattutto nella Lega si palesa attraverso il dileggio, l’insulto, la caricatura volgare fraintesa con la satira, il potere nelle mani di alcune famiglie, la mancanza di democrazia interna, il presidente a vita padre-padrone. Una forma che ha preso corpo anche in Italia, in Francia, in Belgio, internazionalmente e difficile da combattere». Le armi, però, sono pronte. Ora serve solo che l’esercito si allarghi e affondi il colpo.

 



Quattro appelli

1)   Solidarietà con le persone aggredite: “ Rompiamo il silenzio della società civile e l’accettazione passiva di queste martellanti angherie da parte del Mattino della Domenica, del periodico 10 Minuti e da parte di Mattinonline. Non lasciatevi intimorire siamo con voi”.

2)   Basta pubblicità deleteria (appello ai dirigenti delle AIL, di Brico, Manor e Migros): con la vostra pubblicità finanziate campagne politiche di parte, sostenete delle pubblicazioni che calpestano i più autentici valori di una società civile e di diritto quale è da sempre quella svizzera. Una corresponsabilità che non farà diventare le vostre imprese più ricche ma che rende il Ticino sicuramente più povero. Vi invitiamo pertanto calorosamente a cessare immediatamente ogni pubblicità sul mattino della Domenica e sul 10 Minuti.

3)   Fuori dalla scuola il Mattino della Domenica: Si offre quindi al giovane il “modello” dello scontro violento e dell’odio, vanificando gli sforzi educativi delle istituzioni scolastiche. Senza dimenticare le due pagine di annunci sguaiatamente pornografici che promuovono la mercificazione del corpo femminile. I sottoscritti invitano pertanto tutti gli operatori scolastici cui compete, per legge, di curare lo sviluppo armonioso della personalità dei nostri giovani, a volersi seriamente chinare su questa civile preoccupazione, per tentare di porvi presto rimedio. Ringraziamo coloro che già hanno avuto il coraggio di espellere il Mattino della Domenica dalle loro scuole e chi ne discute in aula.

4)   Sicurezza dei cittadini e propaganda elettorale: lettera aperta ai magistrati, ai funzionari di Polizia, delle Dogane e dei penitenziari. La sicurezza dei cittadini e la difesa del territorio dalla criminalità sono troppo importanti per il nostro paese per farne soltanto uno strumento elettorale. Ritenete giusto sostenere i politici e i candidati che propagano tali menzogne e che creano un clima di confronto incivile e dannoso per il Paese?